Pasta Rummo: neanche l’alluvione spazza via tenacia e ottimismo

Acqua, aria, terra, fuoco

Pasta-RummoI quattro elementi sono gli ingredienti fondamentali dell’esistenza degli organismi vegetali, animali e umani. Come spesso accade, però, il ruolo che giocano viene dato per scontato e “confinato” sotto traccia fino a quando la routine quotidiana scorre senza intoppi.

Non appena però la casualità, il meteo, la negligenza umana (o tutti e tre) determinano un macroscopico squilibrio nel territorio, gli elementi ambientali sfuggono al controllo, come se si ribellassero bruscamente. Inevitabile, a questo punto, percepire con chiarezza la vulnerabilità ed aleatorietà dell’esistenza.  

Capita così che un’improvvisa, torrenziale, pioggia, possa ingrossare a tal punto i corsi d’acqua, da spazzare via un intero territorio. Case, scuole…e aziende che, nel corso di più di un secolo, si erano conquistate il ruolo di punto di riferimento e spina dorsale della comunità.

Quando tutto cambia in una notte

Pasta-RummoTra il 14 e il 15 ottobre 2015 il maltempo sferza il Sannio; in poche ore cadono circa 140 mm di precipitazioni, l’equivalente della pioggia di un mese. Il fiume Calore e gli affluenti straripano: l’area del beneventano si ritrova massacrata. La sintesi straziante della situazione è rappresentata dal Pastificio Rummo, vero e proprio emblema del territorio, a cui ha legato a doppio filo il proprio destino. L’impianto era stato fondato nel 1846.

I numeri di una tragedia sventata

20 operai rimasti imprigionati nello stabilimento la notte tra il 14 e il 15 ottobre 2015. 40 milioni di euro di danni, che hanno riguardato nella quasi totalità dei casi gli interni, ovvero macchinari e strumenti, distrutti e colpiti da corto circuito.

Come ha spiegato la presidenza del Pastificio Rummo, chiudere dopo l’esondazione non è mai stata un’opzione contemplata. I timori, palpabili, e gli interrogativi sul futuro hanno inevitabilmente investito i dipendenti, una vera e propria comunità di 200 persone, ma l’atteggiamento deciso e reattivo tenuto dai vertici è stato più eloquente di qualunque discorso.  L’azienda ha speso circa 600mila euro per smaltire più di 110 autotreni di fango, e un sostanziale supporto è stato offerto anche dai circa 1.000 volontari provenienti da tutta Italia. Dal canto suo, la Regione ha stanziato un contributo di circa 750mila euro.

Lo stabilimento riapre nel marzo 2016, ma nei mesi precedenti l’attività non si arresta comunque, in quanto viene esternalizzata a Matera, San Sepolcro ed Eboli; l’export, nello stesso anno, è stato del 40%.

Pasta-RummoNella vicenda del Pastificio Rummo il passaparola a mezzo social gioca un ruolo decisivo; subito dopo l’alluvione, infatti, emerge con chiarezza che, in caso di chiusura dell’impianto, le ricadute sarebbero disastrose anche per la comunità di Benevento. La “macchina della solidarietà” si mette in moto: personaggi popolari come Fiorello (e non solo) condividono le proprie foto accompagnate dall’hashtag #saveRummo; le vendite lievitano fino ad arrivare a +500%.

Una rinascita, quella vissuta dal Pastificio Rummo, caratterizzata anche da un altro ingrediente, e cioè l’autoironia. Il post alluvione, infatti, è stato scandito dallo slogan “l’acqua non ci ha mai rammolliti”. I dettagli fanno la differenza: l’esperienza, come un pizzico di sale, regalano una pennellata in più di carattere.

 
francesca garrisi
 
 
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