Paola Antonini: “nonostante la gamba amputata non rinuncio né al bikini, né agli shorts né al lavoro di modella”

Tutti sappiamo cos’è una giornata “no”, ma forse in pochi ci siamo chiesti quale può esserne l’utilità

Personalmente, quando inciampo in una situazione negativa o poco stimolante il primo impulso è di farmene risucchiare e crogiolarmi in un mare di pessimismo cosmico. Per fortuna però, quasi sempre poi emerge la me combattiva che, con uno scatto di dignità, decide di non farsi piegare “dall’onda nera”, e così cerco di salvare il salvabile. Fare le nozze con i fichi, come avrebbero detto i miei nonni, creare qualcosa di buono, anche quando sarei tentata di sabotarmi con domande del tipo “chi te lo fa fare?”.

 Paola-Antonini Ieri ho affrontato per l’ennesima volta questa sorta di tira e molla emotivo, e per un attimo ho ceduto al micidiale mix di indolenza e disfattismo. Mi sono rialzata e ho provato a correggere – almeno parzialmente – il tiro della giornata, ma non è stato semplice, soprattutto per i sensi di colpa da “non perfezione”. Mi piace pensare che non sia un caso, se mi sono imbattuta proprio stamattina nella storia di Paola Antonini, modella e influencer under 25. Quattro anni fa la ragazza ha subito l’amputazione di una gamba eppure, grazie a una contagiosa fiducia in sé stessa, dosi massicce di gratitudine e un’insaziabile fame di vita, è andata avanti diventando un esempio per molti.

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Tutto ha avuto inizio pochi giorni dopo Natale del 2014. Paola, il suo ragazzo e due amici decidono di andare a Rio de Janeiro per festeggiare il nuovo anno. Un incidente, però, stravolge i piani…e imprime un nuovo corso alle loro vite. La sorte peggiore spetta alla modella, a cui i medici devono amputare la gamba. Inizialmente l’operazione interessa la parte sotto il ginocchio, ma poco dopo, a causa di sopravvenute complicazioni, è necessario intervenire nuovamente e amputare anche sopra il ginocchio.

Paola Antonini si ritrova così a fare i conti con emozioni contrastanti. Da una parte la felicità per il fatto di essere sopravvissuta, il supporto della famiglia che argina le insicurezze tipiche dell’adolescenza, ma dall’altra l’assenza di storie simili a cui far riferimento. Probabilmente sarebbe stato meno doloroso re-inventare la quotidianità, se avesse potuto prender esempio da altre donne nella sua stessa situazione, ma comunque non si è lasciata abbattere.

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“Il mio concetto di bellezza è cambiato, inconsapevolmente ma naturalmente”

Questo ha dichiarato Paola Antonini in un’intervista. Molti pensavano che l’incidente avrebbe modificato i suoi piani lavorativi e influenzato negativamente la percezione di sé, e invece la realtà è andata in direzione opposta. Sin dalle settimane immediatamente successive all’operazione la ragazza non si è negata piccoli ma tangibili piaceri quali una passeggiata in spiaggia, ha continuato a viaggiare …e a indossare shorts.

Paola-AntoniniIl lavoro come modella? Non ha subito alcuna battuta d’arresto, e anzi la vitalità che sprigiona il suo sorriso, l’armonia e la consapevolezza che emanano la sua persona fanno crescere continuamente il numero di follower. Paola Antonini è diventata un’icona, il simbolo di una bellezza che rompe gli schemi e ridefinisce il concetto di normalità.

Mettere in discussione la scala di priorità, apprezzare anche i gesti apparentemente insignificanti del quotidiano, comprendere che non c’è un traguardo “assoluto” da dover tagliare a tutti costi, per essere felici. Maturare la consapevolezza che la gioia scaturisce dalla capacità di fare il proprio meglio con gli “strumenti” che la vita ci mette a disposizione. L’incidente ha tolto indiscutibilmente qualcosa a Paola, ma il dolore, come un seme attecchito su un terreno fertile, ha prodotto frutti duraturi.

La modella e influencer è la dimostrazione vivente che l’unica, vera normalità non dipende dal numero o dal grado di funzionalità di braccia o gambe. Normalità vuol dire riuscire a costruire una quotidianità appagante e dotata di senso a dispetto dagli ostacoli con cui bisogna confrontarsi.

 
francesca garrisi