Non gli piaci abbastanza? Può essere comunque un nuovo inizio

Certe facce svaniscono nell’attimo stessi in cui escono da una stanza. Altre facce invece non svaniscono mai. Mai, mai

(Jonathan Coe)

AttrazioneQuant’è alta la probabilità di risultare banali e/o retorici, parlando di attrazione, meccanismo sperimentato da tutti noi con sorti alterne? Inevitabile chiederselo, considerando l’impressionante quantità di contenuti che vertono sull’argomento. L’unico modo per tentare di sfuggire alla trappola dell’ovvio (e quindi inutile), ho pensato, sarebbe stato condividere qualche spunto scaturito da esperienze personali. Niente equazioni che promettono, infallibili, di far cadere ai tuoi piedi l’oggetto del desiderio. Più umilmente – e pragmaticamente – il tentativo di cavare qualcosa di buono anche quando veniamo investiti da emozioni a senso unico, che potrebbero diventare frecce spuntate o, peggio ancora, armi conficcate nel nostro stomaco.

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Non importa che sia stato un conoscente comune a presentarvi, che abbiate iniziato a chattare in un gruppo di appassionati di fotografia o che, nella più classica delle tradizioni, il primo contatto sia avvenuto mentre tu eri in giro con le tue amiche e lui con i suoi.

FreedomUno sguardo che suggerisce più di quanto le parole dicano, un odore che ti stuzzica senza saziarti, un atteggiamento che ti sfida, evocando un mix di familiarità e differenze alla cui origine è difficile risalire. Ad accendere la miccia dell’attrazione può essere una o più di queste cose. E così, prima che sia chiaro se il feeling è reciproco o no, spesso si innesca un pendolo che oscilla pericolosamente tra euforia  e sconforto, speranza e frustrazione.

 

 

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Lambiccarsi il cervello cercando di decodificare il comportamento dell’altro, ammorbare le amiche per capire qual è la mossa “giusta” da fare dopo l’ennesimo messaggio imbevuto di narcisismo e autoreferenzialità. Prima di convogliare tutte (o buona parte) delle energie mentali in un vicolo cieco, dovremmo chiederci: “concretamente, cosa mi porterà questo? Che cosa ne verrà fuori di buono – e utile – per me e per la mia vita?”.

Evidentemente nulla, e anzi, dopo l’effimera cotta, potremmo non solo ritrovarci con un pugno di mosche in mano, ma anche veder acuita la disillusione verso il genere umano.

Che fare, allora, quando ci ritroviamo in quel limbo agrodolce e confuso che caratterizza le prime fasi di una conoscenza? Tanto per cominciare, non aspettarci nulla. È assolutamente improduttivo, ai fini della nostra felicità, elaborare una qualunque ipotesi su una persona di cui sappiamo pochissimo e con cui abbiamo condiviso un numero davvero esiguo di situazioni.

Smettiamo di inquinarci la mente con pensieri del tipo: “la mia vita con lui sarebbe decisamente migliore” o anche solo: “chissà come andrebbero le cose, se fossi la sua ragazza?”. L’unico quesito che è in nostro potere (e dovere) porci, e a cui auspicabilmente provare a dare risposta è: “che cosa posso fare di buono per me, partendo dalle cose che mi hanno attratta in lui?”.

Devi comprarti un vestito nuovo e decidere come ti sta, canta De Gregori in Mayday. E il significato del titolo scelto per la canzone è inequivocabile. Tutto ciò che ci succede può essere pretesto e occasione per crescere, anche un’attrazione irrealizzabile. L’importante è essere focalizzati sull’unica cosa importante: prenderci cura della materia prima del nostro Io.

 
francesca garrisi
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