Non esistono supereroi. Davanti alla malattia siamo forti ma fragili

Il confine tra opinione e religione è fondamentale ma spesso sottile, addirittura permeabile

Condividere il proprio punto di vista e/o la propria esperienza di vita con gli altri è un diritto sacrosanto, un’esigenza legittima. Raccontarsi è utile sia per chi lo fa che per chi ascolta, ma solo tenendo sempre presente che una porzione di realtà non esaurisce il tutto.

Il vissuto di una persona è per definizione soggettivo, dunque le riflessioni che ne scaturiscono sono inevitabilmente relative. Proporle con i toni di un dogma e con l’ottusa convinzione tipica dei fondamentalismi può rivelarsi non solo inquietante, ma anche pericoloso. Specialmente se ad atteggiarsi a maestro di vita è un personaggio pubblico. In tal caso, infatti, il rischio di legittimare messaggi slegati dalla realtà è più che tangibile.

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Combattività Vs religione dell’ottimismo

OttimismoEssere propositivi, allenarsi a trovare stimoli e frammenti di gioia anche nei momenti difficili è fondamentale per vivere appieno la quotidianità, ma non mette al riparo da qualcosa che è connaturato con l’esistenza stessa. L’ottimismo non ci rende immuni dalla malattia e dalla morte, per quanto questa considerazione possa toglierci il fiato (parola di ipocondriaca).

In queste ore sta rimbalzando sui social il post con cui Nadia Toffa, conduttrice de Le Iene, ha presentato Fiorire d’inverno, il libro attraverso cui ha deciso di parlare della sua esperienza con il cancro.

Le condivisioni e i like sono stati numerosissimi, ma, comprensibilmente, in molti hanno espresso riflessioni scettiche se non critiche sull’approccio con cui la conduttrice sta raccontando la malattia.

Partiamo da un presupposto: impedire al cancro di monopolizzare le sue energie e i suoi pensieri continuando a lavorare e comunicare con il pubblico è stato lodevole. Tuttavia, definire questo male “un dono” è stato quantomeno azzardato, perché ha proposto una scivolosa equivalenza tra la sua personale esperienza e quello di migliaia di malati e delle loro famiglie.

Nadia-ToffaIl fatto che nel suo specifico caso il cancro abbia portato momenti e sensazioni positive non può oscurare l’altra faccia della malattia. Quella che aggredisce fulminea, famelica e rabbiosa, strappando a morsi giorni e speranze.

Definire i tumori “tutti uguali” e dichiarare che per lottare contro di essi è sufficiente l’ottimismo rischia di svilire il dolore e la memoria di chi ha avuto una sorte diversa.

I tumori non sono tutti uguali, e profonde disparità esistono purtroppo anche nell’accesso alle cure. Rivolgersi a chi ha affrontato o sta affrontando un’esperienza del genere esordendo con un “oggi vi spiego come” rischia di suonare quasi beffardo. E apre la strada a una banalizzazione che può rivelarsi dannosa.

Combattere il cancro è qualcosa di incredibilmente più complesso che installare sul pc l’ultima versione di Firefox. Non esistono i tutorial in stile Aranzulla, quando c’è in gioco la vita. A volte convincersi del contrario può dare un conforto effimero, ma la verità è che non esiste detergente in grado di lavare via interamente e per sempre le angosce che accompagnano l’esistenza.

Il libero arbitrio è un dono, ma ha dei limiti che dobbiamo accettare, e che spesso passano per il nostro corpo. Ogni malattia porta con sé un margine di fragilità che non possiamo né quantificare né cancellare. Prenderne coscienza è un gesto d’amore, forse il più difficile, che dobbiamo a noi stessi.

 
francesca garrisi
 

 

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