Nessun fallimento ci rende inutili, finché riusciamo a stupirci e godere di quello che ci circonda

Darsi un obiettivo e perseguirlo rende sopportabile qualunque sforzo o sacrificio

Passione e determinazione sono combustili naturali. Non inquinano, mantengono alto l’umore, e solitamente sono contagiosi. Tuttavia non è automatico che producano risultati in tempi rapidi, e l’attesa paziente non è facile da praticare. Così, dopo una fase iniziale adrenalinica, caratterizzata da raffiche di azioni dirette al raggiungimento del proprio scopo, può succedere di dover fare i conti con un’onda anomala di frustrazione, pessimismo e indolenza.

Sentirsi-inutiliDi colpo ci sentiamo svuotati. Abbiamo l’impressione che l’assordante silenzio di quelli da cui aspettavamo un cenno, un incoraggiamento, o magari un concreto sostegno, abbia prosciugato  le nostre energie. Cura, dedizione e ambizione, che solo fino a qualche giorno prima emanavano spontaneamente dalla nostra persona, sono sideralmente lontane. Inattuabili, ormai. Insomma, non riusciamo più a dare un senso a ciò che facciamo, e le giornate finiscono per essere una somma interminabile di ore quasi impossibile da riempire: perfino andare a fare la spesa sembra un’impresa sfiancante. Una domanda risuona, sistematica e minacciosa: “chi me l’ha fatto fare?”.

Quasi certamente tutti ci siamo ritrovati immersi in questo stato di disfattismo, almeno una volta nella vita. Rifletterci mentre si attraversa un momento sereno, e quindi con sufficiente distacco emotivo, può servire a evitare di amplificare e fomentare una sensazione di inutilità che potrebbe sfociare in depressione.

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Sentirsi-inutiliLa tentazione di farci assorbire interamente da una relazione appena nata o dalla carriera può essere forte, soprattutto se contestualmente in altri ambiti le cose non vanno a gonfie vele. Inconsciamente è un modo per compensare delusioni e rifiuti difficili da elaborare, ma dobbiamo tenere a mente che identificando la nostra realizzazione con un’unica attività/situazione ci esponiamo a un contraccolpo emotivo rischiosissimo. In caso di fallimento, infatti, ci sentiremo persi: sarà come trovarsi circondati da terra bruciata, e individuare un punto di ripartenza sarà doppiamente difficile.

Dunque, “diversificare” l’investimento emotivo aiuta a tenere i piedi ben piantati per terra, ci rende centrati … e mette a disposizione una serie di “exit strategy”  se qualcosa va storto.

L’ottimismo pragmatico affonda le radici nel contatto con la realtà

Quando percepiamo che le giornate si susseguono una dopo l’altra identiche nel loro grigiore e inutilità, c’è qualcosa di vero, di concreto, a cui dobbiamo dare attenzione. Il dolore, infatti, è il “motore” dell’aguzzo scetticismo con cui ci stiamo giudicando. È comprensibile provare sconforto, se a dispetto di mille tentativi nulla accenna a cambiare, ma è necessario restare saldamente ancorati a quello che ci circonda. Altrimenti, infatti, cadremo vittima di una trappola mentale che ci porterà a sovrastimare la nostra infelicità, se non addirittura a considerarla immutabile.

AmiciziaMettere costantemente in atto uno sforzo mirato a godere delle piccole cose che la realtà esterna ci offre, è fondamentale per “decentrarci” e distrarci dalle “fonti” del nostro arrovellamento. Elencare uno o più esempi “a freddo” potrebbe sembrare un esercizio retorico, quindi non lo farò; mi limito a dire che ognuno, in base alla propria personalità, può trovare nel mondo circostante uno o più elementi in grado di spostare – piacevolmente – la sua attenzione. Basta farci caso la prima volta che succede, così da cercare situazioni analoghe in seguito.

Alimentare con testardaggine una fiammella di attenzione e curiosità verso la realtà esterna ci predispone inoltre all’empatia. Ascoltare gli altri non è solo un gesto di altruismo e rispetto, ma anche un modo per fare del bene a noi stessi. Magari parlando con il vicino di casa, il collega o l’amico, potrebbe concretizzarsi un’inattesa soluzione/alternativa al problema che, nel chiuso della nostra coscienza, sembrava irrisolvibile. Chiusa una porta si apre un portone, e spesso a darci la chiave è qualcuno che, essendo completamente libero dalle pastoie di un coinvolgimento emotivo, si rivela un aiutante perfetto.

 
francesca garrisi
 

 

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