Nappytalia: la bellezza dei capelli afro? Merito di un’imprenditrice 27enne

Viviamo in un mondo che tenta (e tende), costantemente a livellare le differenze. A pettinarle, nella continua ricerca di un’omogeneizzazione che dovrebbe rassicurarci (?) sul fatto che siamo tutti uguali, bandendo l’ignoto che, in quanto imprevisto, genera ansia e incertezza. La molteplicità richiede impegno ed energia e chi ha potere d’influenza sull’immaginario collettivo si arroga il diritto di decidere (per noi) che non siamo in grado di sostenere un tale sforzo. 
Per fortuna però, continuano a nascere persone che provano ad andare in direzione ostinata e contraria: una di loro è Evelyne Sarah Afaawua, fondatrice di Nappytalia, blog che promuove il concetto di bellezza naturale (natural + happy) che, declinato dalle donne afroitaliane come lei, significa amare e rispettare specificità e peculiarità dei propri capelli attraverso prodotti ad hoc. Il primo passo, questo, per valorizzare ed esaltare il proprio, unico, fascino, togliendo di mezzo stereotipi e icone algide e inarrivabili, semplicemente lontane anni luce dalla quotidianità. 
«Sono una ragazza di 27 anni, nata in Francia, cresciuta in Italia, da genitori ghanesi, con due famiglie. Segni particolari: pelle nera, naso a patata, occhi grandi, marcato accento brianzolo, un continuo gesticolare, amante del fufu e della lasagna, studentessa, lavoratrice, blogger, e pure dicono piccola, piccolissima imprenditrice, il sangue della Bocconi scorre nelle mie vene. Di una cosa sono certa, sono umana non un extraterrestre». Si presenta così Evelyne Sarah Afaawua che, nonostante la giovane età, ha già al suo attivo un curriculum particolarmente ricco, che comprende l’organizzazione in giro per l’Italia del Nappy Hour, e il premio Best Blogger 2015 agli African Italy Excellence Awards e il premio Imprenditoria Giovanile ai MoneyGram  Awards.
«La formula giusta è essere sé stessi. Vedermi con il mio naso, i miei occhi, i miei capelli, per me è un segno che mi contraddistingue, è la mia identità, come la mia voce. È un biglietto da visita che ogni ragazza con più culture e diverse identità dovrebbe usare per far vedere come la diversità possa essere una sinfonia, correndo sulle note che la compongono».
Il percorso attraverso cui Evelyne Sarah Afaawua ha acquisito consapevolezza e orgoglio di essere afro-italiana non è stato, ovviamente,  semplice o automatico. Infatti, durante gli anni dell’adolescenza anche lei era vittima dell’idea di dover stirare i capelli per amalgamarsi al Paese in cui viveva. Un modo, forse inconscio, di “azzerare” il quid che la contraddistingueva, perché media e società le avevano trasmesso l’idea che essere black fosse sbagliato. Una sorta di nota stonata. Poi tre anni fa cambia qualcosa in lei, e decide di smettere di usare creme liscianti e schiarenti, anche in virtù dell’estrema pericolosità di tali prodotti. 
A questo punto però Evelyne Sarah deve confrontarsi con un aspetto pratico: come si gestisce, al naturale, una chioma afro? «Inizialmente ho seguito il nostro amato Youtube, scoprendo che in America c’era un movimento veramente ampio, in Francia pure, ma ogni volta impiegavo giorni a tradurre gli articoli. Un giorno, per fatalità, tramite Facebook conosco una ragazza ghanese che era natural già da 2 anni; grazie a lei non mi sono persa, mi è stata d’aiuto nel primo anno di gestione dei miei capelli. A volte penso, che se non non l’avessi incontrata, avrei gettato la spugna veramente presto».
Nappytalia rappresenta un mezzo per rivendicare la propria esistenza, valorizzando specificità e peculiarità: questa community può essere utile nel tentativo di far fare i conti a media e società con un nuovo, diverso e diversificato concetto di bellezza. E soprattutto, rappresenta il simbolo di un fenomeno ormai acquisito e consolidato, quello degli italiani di seconda generazione «apparteniamo a questo paese ma non vogliamo dimenticare le nostre origini. Il termine afro-americano è ormai riconosciuto a livello mondiale, ed è bene che anche quello afro-italiani emerga perché esistiamo anche noi, per una storia che ci divide, ma per la stessa voglia di rivendicare la nostra identità, autenticità ed esistenza che viene ignorata in Italia».
Insomma, Nappytalia costituisce un’affermazione di sé che, si spera, possa “rosicchiare” anche solo una piccola parte del nostro immaginario colonizzato da stereotipi e luoghi comuni. L’auspicio è che riesca a diffondere la consapevolezza che un sano e costruttivo dialogo tra identità passa, inevitabilmente, dal rispetto dell’unicità di ciascuna di loro. Perché la bellezza del mosaico è un’eredità dovuta alla particolarità e specificità di ogni singolo tassello che lo compone. 
Viviamo in un mondo che tenta (e tende), costantemente a livellare le differenze

A pettinarle, nella continua ricerca di un’omogeneizzazione che dovrebbe rassicurarci (?) sul fatto che siamo tutti uguali, bandendo l’ignoto che, in quanto imprevisto, genera ansia e incertezza. La molteplicità richiede impegno ed energia e chi ha potere d’influenza sull’immaginario collettivo si arroga il diritto di decidere (per noi) che non siamo in grado di sostenere un tale sforzo.

Per fortuna però, continuano a nascere persone che provano ad andare in direzione ostinata e contraria: una di loro è Evelyne Sarah Afaawua, fondatrice di Nappytalia, blog che promuove il concetto di bellezza naturale (natural + happy) che, declinato dalle donne afroitaliane come lei, significa amare e rispettare specificità e peculiarità dei propri capelli attraverso prodotti ad hoc. Il primo passo, questo, per valorizzare ed esaltare il proprio, unico, fascino, togliendo di mezzo stereotipi e icone algide e inarrivabili, semplicemente lontane anni luce dalla quotidianità.

«Sono una ragazza di 27 anni, nata in Francia, cresciuta in Italia, da genitori ghanesi, con due famiglie. Segni particolari: pelle nera, naso a patata, occhi grandi, marcato accento brianzolo, un continuo gesticolare, amante del fufu e della lasagna, studentessa, lavoratrice, blogger, e pure dicono piccola, piccolissima imprenditrice, il sangue della Bocconi scorre nelle mie vene. Di una cosa sono certa, sono umana non un extraterrestre». Si presenta così Evelyne Sarah Afaawua che, nonostante la giovane età, ha già al suo attivo un curriculum particolarmente ricco, che comprende l’organizzazione in giro per l’Italia del Nappy Hour, e il premio Best Blogger 2015 agli African Italy Excellence Awards e il premio Imprenditoria Giovanile ai MoneyGram  Awards.

«La formula giusta è essere sé stessi. Vedermi con il mio naso, i miei occhi, i miei capelli, per me è un segno che mi contraddistingue, è la mia identità, come la mia voce. È un biglietto da visita che ogni ragazza con più culture e diverse identità dovrebbe usare per far vedere come la diversità possa essere una sinfonia, correndo sulle note che la compongono».

Il percorso attraverso cui Evelyne Sarah Afaawua ha acquisito consapevolezza e orgoglio di essere afro-italiana non è stato, ovviamente,  semplice o automatico. Infatti, durante gli anni dell’adolescenza anche lei era vittima dell’idea di dover stirare i capelli per amalgamarsi al Paese in cui viveva. Un modo, forse inconscio, di “azzerare” il quid che la contraddistingueva, perché media e società le avevano trasmesso l’idea che essere black fosse sbagliato. Una sorta di nota stonata. Poi tre anni fa cambia qualcosa in lei, e decide di smettere di usare creme liscianti e schiarenti, anche in virtù dell’estrema pericolosità di tali prodotti.

A questo punto però Evelyne Sarah si è dovuta confrontare con un aspetto pratico: come si gestisce, al naturale, una chioma afro? «Inizialmente ho seguito il nostro amato Youtube, scoprendo che in America c’era un movimento veramente ampio, in Francia pure, ma ogni volta impiegavo giorni a tradurre gli articoli. Un giorno, per fatalità, tramite Facebook conosco una ragazza ghanese che era natural già da 2 anni; grazie a lei non mi sono persa, mi è stata d’aiuto nel primo anno di gestione dei miei capelli. A volte penso, che se non non l’avessi incontrata, avrei gettato la spugna veramente presto».

Nappytalia rappresenta un mezzo per rivendicare la propria esistenza, valorizzando specificità e peculiarità: questa community può essere utile nel tentativo di far fare i conti a media e società con un nuovo, diverso e diversificato concetto di bellezza. E soprattutto, rappresenta il simbolo di un fenomeno ormai acquisito e consolidato, quello degli italiani di seconda generazione «apparteniamo a questo paese ma non vogliamo dimenticare le nostre origini. Il termine afro-americano è ormai riconosciuto a livello mondiale, ed è bene che anche quello afro-italiani emerga perché esistiamo anche noi, per una storia che ci divide, ma per la stessa voglia di rivendicare la nostra identità, autenticità ed esistenza che viene ignorata in Italia».

Insomma, Nappytalia costituisce un’affermazione di sé che, si spera, possa “rosicchiare” anche solo una piccola parte del nostro immaginario colonizzato da stereotipi e luoghi comuni. L’auspicio è che riesca a diffondere la consapevolezza che un sano e costruttivo dialogo tra identità passa, inevitabilmente, dal rispetto dell’unicità di ciascuna di loro. Perché la bellezza del mosaico è un’eredità dovuta alla particolarità e specificità di ogni singolo tassello che lo compone. 

 
 

 

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