Mr Polenta, come l'oro del Nord è approdato in Tahilandia

La motivazione? 

mr-polentaIl gioco non vale la candela: troppo lavoro e poche soddisfazioni, sia economiche che personali.

La storia di Marco Cantamessa, quarantasettenne bergamasco, è quella di tanti italiani che, stanchi della vita nel Bel Paese, cercano fortuna altrove. Magari spinti in un primo momento da ragioni di cuore.

Marco, precedentemente impiegato nell'azienda di famiglia, ha scelto Pattaya, località fra le più ambite del Sud Est asiatico. Lombardo doc e abituato al clima freddo, si innamora di spiagge e mare cristallino, incontrando persino l’amore: Nok, la donna che lo spinge a viaggiare verso quelle terre esotiche due volte l’anno.

Comincia così a farsi strada l’idea di rimanere lì stabilmente, magari aprendo un’attività commerciale nel campo della gastronomia. Ma su cosa puntare in un luogo dove ci sono già almeno 200 ristoranti italiani? 

Qualcosa di nuovo e originale: Marco ama la polenta, che l’anziana mamma prepara due volte a settimana. Impossibile rimanere senza. Così se la montagna non va da Maometto…Maometto apre una polenteria.

La polenta incontra la tradizione

polenta-7«Ho realizzato che la pannocchia è alla base della cucina locale e allora perché non provare a proporre il mais in altra forma?». In Tailandia inoltre, come per quasi tutti gli italiani all'estero, vige l'effetto "nostalgia del buon cibo"; in Asia infatti vivono molti pensionati che rimpiangono i piatti della cucina nazionale, costituendo una fetta di mercato già assicurata.

Dalla classica a quella accompagnata da cinghiale e capriolo, oppure con Edamer o fontina, l’oro giallo comincia a poco a poco a conquistare anche i palati tailandesi, soprattutto il gusto maschile.

 

I clienti più entusiasti al momento sono però i turisti, inglesi e francesi, che magari hanno provato quella prelibatezza in Italia. «Anche se il più felice è stato un bresciano, che varcata la soglia del locale ha urlato “Finalmente posso mangiarmi la polenta!».

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Per andare incontro al gusto locale Nok (che nel frattempo è diventata l’ex compagna) prepara anche piatti appositamente per i locali. La sua presenza è stata fondamentale perchè in Thailandia è impossibile per uno straniero avere un'attività propria. La vendita infatti deve essere sempre gestita da un locale.

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 Sulle tavole tailandesi infatti non può mai mancare il riso, che per loro è fondamentale (come per noi il pane). Anche pranzo e cena si fanno più tardi rispetto all'Italia e invece dei tre canonici al giorno se ne fanno almeno cinque ma mai abbondanti. «Ecco perché credo che terrò aperto dalle 11 a.m a mezzanotte, sette giorni su sette. Stavamo pensando di introdurre la pasta, con i classici sughi di ragù di cinghiale e capriolo».

Altro elemento da considerare? La polenta va consumata calda e in Thailandia non si va mai sotto i venti gradi. «Punto dunque su due strategie: qualità, servendomi di farine importate dall’Italia, ed effetto novità» dice Marco.

Vantaggi e svantaggi della Thailandia

Inizialmente Cantamessa cerca di importare le materie prime da solo, ma la cosa si rivela più complicata del previsto, per cui si affida a importatori professionisti. La burocrazia infatti è complicatissima come quella italiana. Per questo decide di farsi aiutare fin dall’inizio da un commercialista italiano di Bangkok. «Così sono riuscito a evitare tante truffe che magari hanno spezzato i sogni di tanti connazionali».

Per i farang, come i tailandesi denominano gli stranieri, esiste il divieto di svolgere qualsiasi attività manuale. Inoltre se si sceglie un visto annuale di soggiorno, si dovranno spendere più soldi per ottenerlo e subire controlli più rigidi sulla gestione dell’attività.

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Insieme alle difficoltà però ci sono altrettanti punti a favore. Le tasse in Tailandia sono al 20% e l’Iva è del 7%, valori che consentono di condurre un’esistenza agiata senza ammazzarsi di lavoro. Le persone, inoltre, sono molto più rilassate.«Mi ha conquistato il loro modo di vivere: forse influisce il fatto che la popolazione sia per lo più buddhista, ma la gente è serena, sempre conciliante. I ritmi di vita non sono frenetici, a differenza di come siamo abituati noi in Lombardia».

L'idea dunque, partita come bizzarra, non lo era poi così tanto dal momento che i risultati  stanno arrivando poco alla volta. Anche se i flussi turistici sono cambiati: sempre meno europei e più cinesi  e indiani.

Thailandia si o Thailandia no insomma? Prima di trasferirsi è sempre meglio soppesare costi e benefici. «Rispetto all’Italia, qui si vive con molto meno stress e molta più sicurezza. La qualità della vita è più alta. Bergamo non mi manca e nemmeno l’Europa: se dovessi lasciare la Thailandia mi sposterei in un altro Paese asiatico, magari la Cambogia».

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Irene Caltabiano

 

 

 
 

 

 

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