L'incertezza di dubitare

Vite iperboliche? Nel dubbio cado e salto!

In questo momento una persona a me carissima sta per affrontare una mammectomia che stavolta sarà totale. Un’amputazione chirurgica che la cambierà nuovamente. Stamattina S. si addormenterà artificialmente nell’incertezza e si risveglierà, con poco dolore mi auguro, sempre nell’incertezza.

L’incertezza di dubitare

Questa storia così vicina mi fa riflettere su quanto siamo perennemente immersi nell’incertezza e come ne vorremmo costantemente scappare via o risolverla. Siamo in fondo una ‘società del paradosso’, che corre ancora appresso alle stesse cose. Le ‘false certezze’ del ‘posto fisso’, dell’amore ‘per sempre’  e della ‘salute stabile’.

In Italia, nonostante tutto stia ‘tremando’ e ‘crollando’ a ricordarci la nostra ‘caducità’, a sdradicare una ‘fissità’ mentale, in realtà siamo ancora fortemente ancorati ad una ‘certa’ idea di vita. I soliti vecchi schemi quando tutto intorno ci sta dicendo di dubitare.

Allo stato attuale siamo ‘crollati’. 

Per carità meglio la staticità del ‘pensiero fisso’ piuttosto che la dinamicità del ‘dubbio sismico’, ma ironia della sorte ‘del doman non v’è certezza’.

Il dubbio è una condizione soggettiva di incertezza che mi impedisce di fare una scelta perché non ho abbastanza elementi. Può essere ‘scettico’ oppure ‘metodico’, ma il dubbio più bello è quello ‘iperbolico’, ossia quello che mette in discussione le verità eterne…

Viviamo ‘vite iperboliche’ con la nostra affannosa ricerca di ‘certezze eterne’ (quali?). Va detto che l’iperbole, tanto bella, è un’esagerazione che viene fatta nella descrizione della realtà. Sia chiaro, esagerazione fatta in ‘buona fede’ (altra iperbole).

Per esempio alcune affermazioni in cerca di certezza sono iperboliche. ‘Ti amo da morire’, in quale vita mi chiedo se questo amore porta alla morte? Ancora: ‘ti amerò per sempre’, quindi all’infinito ma ad un certo punto, per cause biologiche, per me incerte, dovrò morire anche io e magari la persona che si dichiara è proprio quella che ‘aspettavo da una vita!’. Ironia della sorte o assurdità?

Infelici con false credenze

Assurda e paradossale forse è la ricerca di queste ‘false certezze’. C’è un’incongruità di fondo tra quello che si dice e quello che si vuole lasciare intendere, tra ciò che ci si propone di ottenere e ciò che poi si raggiunge.

Abbiamo il ‘cuore spezzato’  e siamo ‘stanchi morti’ perché ancora corriamo dietro ad una felicità ‘stantia’. Se siamo in continuo divenire e cambiamento, momento per momento e non siamo già più gli stessi di stamattina, come possiamo volere allora una felicità che è già vecchia e inattuale perché legata ad una condizione passata?

Siamo davvero sicuri che le ‘certezze’ (culturali/sociali) con le quali la tradizione e l’educazione ci hanno ‘programmati’ siano davvero il portale obbligato attraverso cui passare per raggiungere questa felicità? Chi ci è mai arrivato? Qualcuno è mai tornato? 

Se Il mondo che abitiamo non è altro che un fenomeno temporaneo, né più e né meno come noi bipedi terrestri, la nostra pretesa di ‘ridicole’ certezze non ha senso.

Se nulla viene raggiunto ma tutto può essere sperimentato, magari se interrompessimo questa ricerca, se rinunciassimo alla perfezione, potremmo essere trovati da tutto quello che stiamo cercando nell’attimo stesso in cui smettiamo di desiderarlo. Bisogna lasciare cadere le vecchie ‘idee fisse’ e le loro evangeliche promesse di felicità.

Nella caduta di queste illusioni anche tu ‘crolli’ con loro, non ci sei più. 

Se tu ‘cadi’, la vita ‘accade’ con nuovi spazi e possibilità. Allora non è più questione di rincorrere il successo certo ma di comprendere il valore di adesso. Questo valore è la tua esistenza come fatto ‘indubitabile’. In questo ‘fatto’ c’è il beneficio del ‘dubbio’  e del ‘salto iperbolico’ che ti slancia in questo momento.

Il vero premio è questo momento, non c’è nulla da raggiungere, nulla di certo. 

Se penso a S., adesso, con quanta forza sta vivendo questo attimo, capisco quanto sia sciocca la paura del domani e utile la certezza del presente, perché in fondo oggi è il giorno che ci faceva paura ieri.

di Laura Pugliese
Blogger iperbolica

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