Le 10 professioni destinate a scomparire nei prossimi cinque anni

Reinventarsi per sopravvivere

C’era una volta il bigliettaio. Un omino tranquillo, che ti accoglieva sull’autobus, nel quale si entrava rigorosamente dalla porta posteriore, e gestiva la situazione a suon di «Avanti c’è posto!»Una frase ripetuta così spesso da penetrare nell’immaginario collettivo e diventare il titolo di un celebre film del 1942, con protagonista Aldo Fabrizi.

Ebbene, questo signore faceva un po’ di tutto: prendeva i tuoi spicci e staccava il biglietto, verificava se i bambini fossero al di sotto della tacca di riferimento per poter viaggiare gratis, invitava i più giovani ad alzarsi per far sedere le persone anziane e così via. Con lui in postazione, non potevi certo sognarti di scarabocchiare i vetri e i piedi dovevi tenerli per terra, non sui sedili. Insomma, dovevi rigare dritto, altrimenti allertava l’autista, gli faceva aprire la porta centrale e t’invitava a scendere.

Un mestiere socialmente utile, oltre che una garanzia per le casse delle aziende di trasporti delle principali città italiane. Una figura che ha resistito fino alla metà degli anni Ottanta, quando sono arrivate le prime macchinette obliteratrici: goodbye mio caro bigliettaio, per te la corsa finisce qui.

Sono numerose le professioni a essersi estinte nel corso degli anni, spesso per mano della tecnologia, per cui viene spontaneo domandarsi:

Chi sarà il prossimo?

Al primo posto della Super classifica troviamo gli impiegati di banca, statali e amministrativi: l’automatizzazione dei processi burocratici rende la loro presenza sempre più superflua. Gli uffici si stanno infatti trasformando in sezioni su portali web, a cui l’utente può accedere comodamente da casa.

Stessa sorte per il segretariato: i compiti che un tempo erano affidati a una persona fisica, oggi sono gestiti ventiquattr’ore su ventiquattro da software e app. Tanti cari saluti anche al postino: l’uso delle moderne forme di comunicazione digitale, la posta elettronica certificata e la domiciliazione bancaria delle utenze (gas, energia elettrica, ADSL e telefonia, su tutte), stanno mandando in pensione anche il caro vecchio portalettere.

Al quarto posto figurano i magazzinieri, dacché dello stoccaggio si occupano oggi sofisticati macchinari pilotati da un computer: ciò che prima richiedeva la competenza di dieci operai, oggi necessita al massimo della presenza di un supervisore.

Vita dura, inoltre, per i venditori: forse i computer non sono in grado di occuparsi di vendita diretta, ma hanno la capacità di prevedere i gusti dei compratori. Come? Attraverso i cookies, strumento che tiene conto di abitudini di consumo e status socio-economico che li caratterizza. Ciò consente un notevole risparmio, sia di tempo che di denaro, e il vantaggio di vedersi recapitare la merce presso la propria abitazione da qualunque parte del mondo.

Brutte notizie anche per gli esperti di manicure e pedicure: l’arte di maneggiare limette, forbicine e tronchesine, sta per essere soppiantata da macchine intelligenti capaci di fare un lavoro più preciso, in tempi notevolmente ridotti.Che dire degli agenti assicurativi? Ormai fanno quasi tenerezza, vista la mole di compagnie online che offrono servizi migliori a prezzi nettamente inferiori.

“Posso offrirle un caffè?”… Non potremo più rivolgere questa domanda agli addetti alla lettura dei contatori, poiché gli apparati digitali del futuro saranno telegestiti.Riguardo agli agenti di viaggio, poi, vale un po’ lo stesso discorso degli assicuratori di cui sopra e spiegare i motivi della loro dipartita diventa oggettivamente superfluo. Concludono la top ten dei mestieri “sfigati” i giornalisti e gli operatori dell’informazione: il crollo degli introiti pubblicitari e l’esplosione dei social network, in cui chiunque “informa” gli altri a modo suo, stanno dando il benservito all’intera categoria.

Dallo scenario appena illustrato, emergono due considerazioni

La prima, forse la più lampante, è che non sempre “progresso” significa “miglioramento”. Per convincersene, basta confrontare la qualità del trasporto tranviario prima e dopo l’avvento delle macchinette obliteratrici.

La seconda è che la tecnologia semplifica senza dubbio la nostra esistenza e permette di focalizzare l’attenzione su altri aspetti che, a loro volta, favoriranno ulteriormente il progresso. Allo stesso tempo, tuttavia, complica la vita a centinaia di migliaia di lavoratori che come il povero bigliettaio sono destinati a ritrovarsi senza un impiego. Peraltro con preavvisi sempre più brevi, giacché la rapidità con cui tutto cambia ha ormai carattere esponenziale, non lineare.

Si mettano dunque l’anima in pace nostalgici e reazionari, perché per questo processo non sembra esserci altra cura che quella di affinare le proprie doti camaleontiche: il segreto era e resta avere la capacità di reinventarsi. Continuamente.

 

di Giovanni Antonucci

 

 
 
 

 

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