La spesa al supermercato, dramma dei nostri tempi

Alla nevrosi non c’è mai fine.

Oggi, mentre tutti continuano a deliziarci con i post sulla vittoria del Referendum e su quanto siano contenti che abbia vinto il NO ( ma il voto non era segreto?) io festeggio un’altra vittoria personale. La scoperta che c’è qualche povero disagiato alla mia stregua che soffre dello stesso male: l’ansia da prestazione quando fa la spesa.

Anzi, ho letto che c’è addirittura chi, di fronte alla cassa, prova vero e proprio panico. Chi svuota la borsa, rovista fra le carte, crea un solco nello zaino pur di trovare la tessera giusta. Che, chiaramente, spunta al momento sbagliato. Così va a finire che il controllore dell’autobus ti consegna i premi della raccolta punti e la cassiera ti fa le multe. Insomma, l’ansia da supermercato, è catalogata come una vera e propria patologia.

Cari traumatizzati avventori, vi capisco. Andare a fare la spesa è come organizzare una strategia di guerra. Presto? No, ci sono gli anziani in prima linea. La loro giornata è talmente piena che devono per forza far la spesa alle 8.30 del mattino. Metti che poi si perdono la Clerici .

Tardi? C’è l’orda famelica dei dipendenti che ha già fatto razzia nello scaffale dei tramezzini. E nel mezzo la fauna umana più diversa: adolescenti in astinenza da pringles, gli scapoli, d’oro e di bronzo, che saccheggiano lo scaffale dei Quattro salti in padella, i barboni che comprano le casse di birra. E poi ci sono loro: i fantasmi della macelleria. Che tu debba prendere un kg di culatello e il vitello grasso per Natale o una triste e semplice crescenza, ci saranno sempre almeno venti persone davanti a te. Guardi con sconforto il numero 144 mentre il display segna il 28.  Di fronte, il deserto dei Gobi. Attendi pazientemente che la soave voce del salumiere arrivi al 143 mentre rifletti sul contattare Giacobbo per una puntata speciale di Voyager.

Un’altra categoria da non sottovalutare sono gli studenti fuori sede. Ammettiamolo, anche, se hai superato da tempo l’età in cui bisbocciavi fino alle 6 del mattino e ti risvegliavi 99 volte su cento a mezzogiorno, riverso sul divano di uno sconosciuto, c’è qualcosa, uno status symbol, che ti fa rimanere ancorato alla dolce vita universitaria: l’insalata in busta. La confortevole, accomodante lattuga già lavata e tagliata. Il problema è che in pole position, nello strettissimo corridoio che costeggia il banco frigo, c’è il pensionato in ciabatte, cha cammina al ritmo del Bolero di Ravel, mentre con la stessa flemma, tira fuori il foglietto con l’amorevole lista della spesa accuratamente compilata dalla moglie. La tenerezza dura un attimo, trasformandosi in ira pura quando vedi che il ventenne con ancora qualche accenno di acne sulla faccia ha appena prelevato l’ultima busta di radicchio. Mai una gioia, nemmeno se si tratta di insalata.


Nonostante il fallimento dell’operazione Iceberg, sorridi al pensiero dello yogurt col miele che la dieta, fortunatamente, consente.  Al settimo cielo, cominci a fare man bassa di quella delizia casearia. Poi ti giri e vedi Miss Fitness & Wellness, con i muscoli d’acciaio, i capelli stirati e il carrello pieno di budini al cioccolato. Poi guardi il tuo riflesso nel banco frigo, la matita sbavata dalla sera prima, la molletta dei peggiori bar de Caracas e ti chiedi dove hai sbagliato. Infine, ringrazio di non essere alta per non subire la triste sorte degli spilungoni, manipolati dalle astute ottantenni per prelevare il pomodoro San Marzano dagli scaffali più alti.

Il momento clou però è quando arriva il turno alla cassa. La commessa ha sempre il gomito più veloce dell’Ipercoop, e, mentre tu stai ancora mettendo sul nastro gli ultimi cereali alla crusca, lei è già pronta con lo scontrino. Questo ti pone in una condizione di scelta improrogabile. 

Opzione uno : Mollare i prodotti che stavi per imbustare, mentre il puzzolente sacchetto bio ti si sta sciogliendo in mano, suscitare lo sdegno inesorabile del cliente successivo e scavare nella borsa –zaino per trovare la tessera, mentre la commessa ti guarda come fossi l’ultimo esemplare di bradipo sulla terra. Pagare, insozzando la tua carta di credito di pezzi di busta.

Opzione due: Pagare mentre il cliente successivo ti guarda male perché sa che il tuo ritardo nell’operazione di imbustamento si sommerà inevitabilmente al suo. E i suoi mandarini saranno pieni di pezzi di busta sciolta.

Opzione tre: ordinare a domicilio e passa la paura. 

 

di |rene Caltabiano- Blogger stressata

 

 

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