La scuola italiana vacilla? Negli USA impazziscono per il Metodo Reggio Emilia

La parola scuola è paragonabile a un ombrello

Bambini-scuolaRacchiude sotto di sé una pluralità di concetti e immagini, anche molto distanti. Indiscutibilmente, nel corso del tempo sono profondamente cambiati fini e obiettivi, come pure la reputazione e l’autorevolezza accordate dalla società in generale, e dalle famiglie nello specifico.

Fino ai primi anni Novanta la scuola era essenzialmente il luogo deputato all’apprendimento da parte degli studenti di un eterogeneo ventaglio di informazioni snocciolate dagli insegnanti.

Il concetto di formazione si soprapponeva pressoché interamente a quello di nozionismo, e confrontarsi con personale docente in grado di stimolare e promuovere l’espressione individuale, la ricerca autonoma e la riflessione, rappresentava una felice eccezione, e non la regola.

Gli anni Duemila hanno sancito un’inversione di rotta, indicando chiaramente la tendenza a indirizzarsi verso scuole in grado di valorizzare e incoraggiare talenti e abilità sin dai primi anni di vita del bambino. Tale scelta presuppone, peraltro, da parte delle famiglie, un background culturale ed economico superiore alla media. A New York, ad esempio, le coppie liberal con figli sono “impazzite” per il Reggio Emilia Approach, strategia educativa messa a punto da Loris Malaguzzi nel secondo dopoguerra, e caratterizzata dall’assoluta centralità dei più piccoli.

Costruire una scuola utilizzando strumenti di guerra

Succede nei dintorni di Reggio Emilia nell’aprile 1945. A ideare il progetto, il maestro elementare Loris Malaguzzi; a coadiuvarlo nella realizzazione concreta, un gruppo di operai e contadini.

Loris-MalaguzziIl Metodo Reggio Emilia, sviluppato nel corso di decenni di lavoro sul campo, è caratterizzato dalla parola d’ordine sperimentazione. Il bambino costruisce il proprio personale percorso di apprendimento in base alle curiosità e interessi che avverte, e che agisce attraverso i 100 linguaggi di cui dispone (parola, tatto, vista…).

Il compito principale del personale scolastico e dei genitori è l’affiancamento, non più l’indirizzamento. Al centro non ci sono nozioni da impartire, bensì il mantenimento, l’incoraggiamento e lo sviluppo dell’attenzione dei piccoli.

Non meno importante è l’articolazione dello spazio fisico all’interno della scuola, che deve disporre non solo di una sala da pranzo con cucina, ma anche di una piazza, area dedicata all’apprendimento e all’interazione con gli altri. Necessario, peraltro, offrire ai bambini un luogo dove poter stare da soli. L’atelier, invece, è l’officina creativa dove esercitare i 100 linguaggi.

Il Reggio Emilia Approach ha sovvertito i capisaldi dell’istruzione intesa in senso tradizionale,  e con la sua carica di radicalità e innovazione ha attirato sin dagli anni Ottanta osservatori provenienti da tutto il mondo.

Ideato per i bambini poveri, è diventato oggi il metodo preferito degli hipster USA

Loris-MalaguzziLa strategia educativa messa a punto da Loris Malaguzzi costituisce ormai un must per le giovani famiglie radical chic di Brooklyn e Manhattan. L’eventualità che il proprio figlio diventi uno yuppie 2.0 fa evidentemente orrore, e pur di scongiurarla sono disposti a spendere una cifra compresa tra 25mila e 50mila dollari l’anno.

Interessante rilevare che, mentre nell’Italia del secondo dopoguerra sviluppare il pensiero libero e creativo rappresentava forse l’unica occasione di riscatto per i bambini nati in famiglie economicamente disagiate, oggi, dopo anni di “indigestione da omologazione”, agire fuori dagli schemi è, per molti genitori liberal, l’ennesimo – costoso – vezzo da concedere ai propri figli.

Peraltro, come rilevano anche alcuni esperti scolastici USA, la versione del Reggio Emilia Approach diffusasi a New York non riprende fedelmente i dettami di Loris Malaguzzi. Rappresenta, al contrario, una copia rimaneggiata ed edulcorata. Per molti, quindi, una mera faccenda di business.

Tuttavia, essendo gli – inconsapevoli – utenti finali dei bambini, e quindi soggetti che attraversano una fase della vita non solo delicata ma addirittura cruciale, viene spontaneo chiedersi: a chi gioverà effettivamente la rivisitazione del Metodo Reggio Emilia? Forse all’ego di schiere di genitori hipster e/o al mercato dell’istruzione “non convenzionale”?

 
 
francesca garrisi


 

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