La resilienza, sai è come il vento (ovvero come scrivere un curriculum vitae inutile)

Premessa.

Il Curriculum Vitae di Ignoto 1 serve a fare una buona impressione sul datore di lavoro Ignoto 2, rendendolo curioso a tal punto da indurlo a chiamare il candidato per un colloquio conoscitivo.

È un po’ come lo spot pubblicitario del nuovo detersivo per lavastoviglie: pone l’enfasi sulle doti del prodotto per convincere il potenziale acquirente a informarsi di più a riguardo e magari provarlo. Non ha come principale obiettivo quello di spingere a comprare a scatola chiusa, ad esempio puntando su una confezione esteticamente accattivante. Altrimenti sarebbe solo un altro detersivo sullo scaffale del supermercato e finirebbe con l’essere dimenticato nel tempo di un ciclo di lavaggio.

E allora qual è l’obiettivo di un CV?

Essere sintetico, pratico e funzionale come un biglietto da visita, in modo che chi lo legge possa farsi un’idea della persona in oggetto nell’arco di trenta secondi. Com’è possibile scrivere un documento con queste caratteristiche per riassumere ciò che, di fatto, rappresenta l’intera esistenza di un individuo? Semplice: convogliando le informazioni essenziali occupando il minor spazio possibile e, soprattutto, evitando le informazioni inutili. A cominciare dai dati anagrafici che dovrebbero essere contenuti in non più di due righe.

Se vi chiamate Valentina Esposito, che senso ha specificare che siete di sesso femminile? E, una volta che avete fornito il vostro numero di cellulare, perché menzionare anche quello di casa e l’indirizzo? Per quale motivo, a chi seleziona personale, dovrebbe interessare sapere che il vostro appartamento si trova nella Scala A del civico cinquantaquattro? Quello, semmai, ve lo chiederà in sede di colloquio, qualora fosse interessato ad assumervi…


E che dire delle competenze linguistiche? A meno che non stiate inviando la vostra candidatura per un posto da interprete, guida turistica o attività in cui la conoscenza di uno specifico idioma è d’importanza fondamentale, perché spendere dieci righe per indicare in dettaglio il livello di conoscenza della lingua ics (scritta, letta e parlata), quando basterebbe dire: “Parlo inglese e comunico quotidianamente con persone madrelingua”? A proposito di “madrelingua”: la suddetta Valentina Esposito, dopo aver riportato nei dati anagrafici che è nata a Napoli, potrebbe anche evitare di occupare altro spazio informando il selezionatore che è di madrelingua italiana…

Idem dicasi per la patente di guida e le competenze informatiche: se non vi state proponendo per un posto da collaudatori di prototipi automobilistici o da sviluppatori, perché menzionare le patenti A, B e C, oltre ai tremila software con cui avete smanettato fin dalla pubertà?

Il massimo del superfluo, tuttavia, emerge sempre dalle sezioni “Competenze comunicative, organizzative e gestionali. Qui, infatti, si dà libero sfogo alla fantasia e si scrivono cose tipo: “Posseggo ottime capacità di relazione, so parlare in pubblico, ho un innato spirito di iniziativa e spiccate doti comunicative”. Il tutto, in teoria, rientra implicitamente nell’appartenenza al genere umano e sarebbe degno di nota solo nel caso in cui a scrivere il curriculum fosse un Ficus Benjamina o un esemplare di Martin Pescatore.

Resilienza?

La palma d’oro dell’inutilità, ciononostante, la vince la seguente affermazione: “Nel corso degli anni, ho consolidato le mie doti di "resilienza”.La resilienza è quella capacità di reagire positivamente a eventi traumatici di ogni genere, alle difficoltà della vita. Anche questa non è affatto una dote rara, poiché l’essere umano in sé è progettato per essere resiliente, però questo è un termine molto in voga negli annunci delle offerte di lavoro ed è stato ormai recepito in tutti i CV inutili del mondo. Perché scrivere “resilienza”, via, fa molto figo. È un po’ come “obliterare”: puoi timbrare il biglietto tutte le volte che vuoi, ma la prima volta che lo obliteri, è tutta un’altra storia.

Che poi, il più delle volte, colui che si autodefinisce resiliente fino al midollo è anche colui che se la sua squadra del cuore perde, per almeno una settimana è ridotto come uno zombie, non saluta più gli amici e comincia a saltare i pasti. Il che fa capire come il grosso delle cose scritte in un CV non rispondano ai criteri esposti nella premessa e facciano in realtà solo volume: chi le legge, un attimo dopo se le dimentica.

Perchè la resilienza sai, è come il vento...

 

di Giovanni Antonucci

 

 

 
 
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