La chiave del successo? Circondarsi delle persone giuste. Parola di Mark Zuckerberg…

La chiave del successo

Mark_Zuckerberg

Chiedersi in che modo un’idea d’impresa può lasciare un segno nel mondo. Circondarsi delle persone giuste. Imparare sempre, anche dai propri errori. Sono i tre punti su cui si è concentrato Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, nel discorso che ha tenuto alla Luiss di Roma alla presenza di imprenditori e studenti.

Soffermiamoci sul primo punto: in che modo la mia idea può lasciare un segno nel mondo? 

Quella di Zuckerberg ha lasciato molto più che un segno: ha rivoluzionato il mondo della comunicazione conquistando anche i più scettici, quelli che criticano i social network perché fomentano l’esibizionismo e penalizzano la comunicazione faccia a faccia, ma poi non resistono alla tentazione di iscriversi. Facebook è un gigante che cresce di anno in anno e chissà dove potrà arrivare, arricchendosi di nuove funzioni e possibilità che permettono agli utenti di non annoiarsi e alle aziende di continuare a investire in pubblicità. Zuckerberg ha avuto un’intuizione rivoluzionaria, è partito da idee già esistenti e le ha migliorate, e nel tempo ha saputo mantenere alta l’attrattività della sua piattaforma, comprendendo prima degli altri cosa desidera davvero la gente. Ma non ha fatto tutto questo da solo.

 

Arriviamo quindi al secondo punto: circondarsi delle persone giuste per creare un team vincente. 

La_Chiave_Del_SuccessoÈ impensabile che una persona sola al comando possa racchiudere in sé tutte le competenze necessarie a portare avanti un’impresa: è necessario avere collaboratori specializzati in diversi settori, con abilità che si completano a vicenda, come i tasselli di un puzzle che si incastrano tra loro fino a raggiungere l’obiettivo. Quello, appunto, di cambiare il mondo.

Infine, credere nel proprio progetto, non mollare mai e imparare sempre di più. 

Spesso l’apprendimento arriva dopo un insuccesso. Ma la società contemporanea non è molto tenera nei confronti di chi sbaglia: il fallimento viene visto come qualcosa di negativo, non come un momento di crescita. La competizione sfrenata spesso scoraggia in partenza chi una buona idea ce l’ha, ma si lascia intimidire dalla paura di fallire, di essere etichettato come un perdente, di restare indietro rispetto agli altri. Perché se non arrivi primo non sei nessuno. «Prendete Einstein, ha commesso molti errori prima di arrivare alla teoria della relatività. Tuttavia molti lo ricordano lui per i suoi successi, pochi per i fallimenti» ha spiegato Zuckerberg.

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Che lezione possiamo trarne? 

Se hai un progetto in cui credi, se pensi di proporre qualcosa di nuovo che possa lasciare un segno, non farti bloccare dalla paura: scegli le persone giuste con cui formare un gruppo di lavoro e raggiungere i tuoi obiettivi, e provaci fino in fondo… Chissà che il prossimo Mark Zuckerberg non possa essere tu!

Ps.: occhio a non farti rubare l’idea!

«I laureandi di Harvard pensano che inventare un lavoro sia meglio che trovare un lavoro»

Guarda la scena tratta dal film The social network, che racconta proprio la nascita di Facebook e la causa da 600 milioni di dollari che Mark Zuckerberg ha dovuto affrontare.

 di Rosa Cambara

 

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