In natura la famiglia è una questione di odori

Le uova si schiudono, ad accoglierli ci sono le mani esperte del personale dello zoo … finchè non si ritrovano e, forse, riconoscono. Si toccano, si annusano, ed emettono una specie di pigolio. Questo l’incontro tra due pinguini del Capo, tra loro fratelli, nati a quattro giorni di distanza l’uno dall’altro nello zoo di Dallas. 

Praticamente impossibile non provare uno slancio di tenerezza e commozione, osservando i pochi, rapidi, fotogrammi che testimoniano l’evento. 
 
Viene quindi spontaneo chiedersi: esiste in natura il concetto di famiglia? Ci sono dei meccanismi che consentono agli animali di riconoscere, anche a distanza di tempo, fratelli, sorelle, genitori … o addirittura nonni?
La risposta non è univoca. Per alcune specie è fondamentale. Letteralmente vitale distinguere tra consanguinei ed estranei. Basti pensare allo scoiattolo di terra del Belding, che riesce a individuare l’odore dei fratelli anche dopo anni di separazione. Ciò consente alle femmine di coalizzarsi per difendersi dai predatori californiani.
 
Le cose cambiano per animali più “domestici” come i gatti.  «Una volta separati dalla madre i cuccioli si dimenticano di lei abbastanza rapidamente. Raramente la riconoscono, successivamente». Così John Bradshaw, esperto di comportamento animale e docente presso l’Università di Bristol. 
Dunque, nel caso in cui rivedesse la madre, il gatto potrebbe accorgersi che l’odore gli è noto, ma niente di più. A regolare questo meccanismo è il principio dell’associazione primaria che, abbinato al fenotipo, consente l’apprendimento di elementi familiari. 
 
Insomma, “umanizzare” i nostri amici a quattro zampe ha certamente un che di romantico e consolatorio, ma a patto di non farci prendere la mano dalla tentazione di “sopprimere” o “normalizzare”  l’autentica matrice animale che esistono in loro … e anche in noi
 

 

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