«In Italia pagavo il mio dottorato. A Berlino dirigo un gruppo di tedeschi»

Chi l’ha detto che per trovare lavoro bisogna arrovellarsi a mandare quintali di curriculum? 

Può capitare che la svolta professionale arrivi nei luoghi – e nei momenti – più impensati. Ad esempio quando si accompagna il proprio ragazzo a stipulare un’assicurazione sanitaria.

È successo a Serena Manno, 30enne siciliana, in Germania. Oggi lavora per l’AOK (Allgemeine Ortskrankenkasse), la principale cassamutua pubblica tedesca.

La storia di Serena

Tutto comincia a Berlino, in un giorno di gennaio 2014. La ragazza ha accompagnato il fidanzato perché, avendo studiato Letterature comparate  culture post-coloniali, padroneggia la lingua. E l’impiegato con cui la coppia si ritrova a parlare è piacevolmente stupito dalla dimestichezza dimostrata nel parlare. Così, le propone un incarico all’interno del neonato settore dell’AOK dedicato agli italiani trasferiti in Germania. Serena Manno accetta, e ad agosto dello stesso anno parte con un nuovo percorso professionale.

Quali erano state le sue esperienze pregresse? Sicuramente eterogenee e variegate. Partita da Palermo con un dottorato in Studi Culturali, il suo progetto di ricerca la spinge a trasferirsi – a spese sue – a Berlino. Trova un lavoro part-time e riceve una borsa di studio bimestrale, successivamente le viene offerto un contratto annuale in un call center di Zalando e accetta. Contestualmente decide di abbandonare il percorso accademico.

Oggi Serena Manno è la referente AOK del comparto assicurativo dedicato a italiani e spagnoli e collabora con l’Ambasciata. Il bilancio dei primi due anni di collaborazione con la cassamutua è positivo. «Si tratta di un lavoro che è un’opportunità e una sfida al tempo stesso. Sono l’unica persona straniera dello staff. Oltre al dipartimento italiano ne sono stati istituiti altri 10 destinati a un’utenza non tedesca. Tutti sono gestiti da persone cresciute in Germania. La principale differenza che avverto è legata alla cultura e alla mentalità».

La felicità è una questione di equilibrio … e compromessi

A domanda diretta Serena Manno risponde che non sa se Berlino sarà la città in cui trascorrerà il resto della sua vita. Come molte persone nate al sud Italia avverte la mancanza del clima favorevole, eppure, al tempo stesso, spiega che non riuscirebbe più a immaginare una vita nel Belpaese. Un – apparente – paradosso che vivono molti tra quanti sono trapiantati al di fuori dei confini nazionali.

Quando si sceglie di tentare di costruirsi una nuova vita all’estero bisogna, inevitabilmente, scendere a patti con la realtà. È  necessario lasciar dietro di sé qualcosa, per trovare una diversa dimensione. Chiaramente ciò che (non) offre il Paese che abbiamo abbandonato è speculare e complementare ai punti di forza del Paese di arrivo. Esserne consapevoli è indispensabile per cogliere le possibilità che si prospetteranno.

«Berlino mi ha dato una grande opportunità lavorativa, però ho anche bisogno di sentire stimoli diversi per tenere la mia testa attiva. Questa città offre tanto, per dire, qui posso affittare il contrabbasso e prendere lezioni di musica in una scuola pubblica pur ricevendo lezioni individuali». 

La storia di Serena Manno è emblematica del profilo di una generazione che va emergendo. È quella dei ragazzi che, per bisogno o desiderio, lasciano l’Italia e magari si ritrovano all’estero alle prese con un lavoro completamente diverso da quello con cui erano partiti. A volte si tratta di una professione a cui non avevano mai pensato, e che non immaginavano potesse piacere loro. Eppure, spesso è in questo preciso istante che nasce una passione nuova. Una sensazione di appagamento più matura e forte che in passato, perché figlia dell’esperienza, e della lucidità di chi ha capito che stare bene è frutto di un delicato equilibrio: significa trovare il compromesso più soddisfacente tra realtà e sogno. Ogni scelta è come una medaglia: la seconda faccia è la rinuncia a qualcosa. Accettarlo è il primo e il più importante passo verso la felicità.