Crowdfunding: le migliori piattaforme per startupper

Si fa presto a dire startup

CrowdfundingTuttavia, si sa che per fare l’albero ci vuole un seme. Dunque se mancano o scarseggiano le risorse economiche, per quanto un’idea possa essere innovativa, potenzialmente redditizia e, sulla carta, foriera di effetti positivi, questa risulta fine a sé stessa. Una sorta di promessa non mantenuta.

La buona notizia, però, è che gli aspiranti imprenditori hanno oggi a disposizione una pluralità di canali, per raccogliere l’importo necessario ad avviare l’attività. (Ne abbiamo già parlato qui). Il ricorso a uno non esclude gli altri; tendenzialmente, l’ideale sarebbe “dosarli” in rapporto alle caratteristiche peculiari della startup e alle sue esigenze.

Insomma, gli startupper hanno solo l’imbarazzo della scelta.

Chi sceglie di avvalersi del crowdfunding, ad esempio, ha a disposizione molteplici portali ad hoc. Abbiamo provato a offrirne una rassegna sintetica, ma capace di rappresentare uno sguardo d’insieme.
 

Indubbiamente su base mondiale Kickstarter è leader di settore. Il principio su cui si fonda è l’ibridazione tra il modello donation e quello reward. I contributori possono ricevere una contropartita, in corrispondenza di importi prefissati, o limitarsi a una donazione libera. La piattaforma non ammette il ricorso all’equity crowdfunding.

Piattaforme crowdfundingEppela coniuga il metodo reward based con il crowdfunding civico, a cui sono legate collaborazioni quali quella con il Comune di Milano. Il portale offre la possibilità di usufruire di campagne fifty – fifty, caratterizzate dal fatto che importanti aziende contribuiscono alla raccolta fondi in qualità di mentor, se il progetto consegue almeno il 50% del finanziamento inizialmente stabilito.

Le campagne si connotano per l’estrema eterogeneità: spaziano infatti dalla riqualificazione di poli culturali d’interesse nazionale al recupero e re-inserimento professionale di categorie quali quella dei detenuti. A oggi attraverso Eppela sono stati finanziati più di 4.000 progetti (circa il 65% di quelli pubblicati), e i fondi raccolti tramite mentor hanno superato i 3.500.000 euro.

Anche Ulule, che è nata in Francia otto anni fa, si fonda sul principio delle ricompense. Film nati da web-serie, orti accessibili ai diversamente abili e giochi di carte fantasy ambientati in epoca medioevale. Ce n’è per tutti i gusti. Finora sono stati realizzati più di 10mila progetti pubblicati sul portale, e i finanziamenti raccolti hanno raggiunto 50milioni di euro.

Indiegogo adotta un modello di crowdfunding ibrido (reward e donation) che non esclude comunque il ricorso all’equity, grazie alla partnership con MicroVentures.

La piattaforma CrowdFundMe, dedicata all’equity crowdfunding, si rivolge in modo specifico alle neonate imprese innovative, e si avvale della collaborazione di Polihub e WebSim. Gli aspiranti startupper, in questo caso, affrontano due step di selezione, prima di vedere il progetto pubblicato. In una prima fase viene valutato il business plan, e, se il verdetto è positivo, si procede all’esame del mercato di riferimento.

Piattaforme crowdfundingDe Rev ospita una vasta gamma di campagne, ideate da startup ma non solo. Spaziando tra progetti culturali, cittadinanza attiva e no profit il portale ha raccolto, dal 2013, anno della sua fondazione, più di 3 milioni di finanziamenti.

Il Parlamento Europeo e Microsoft hanno conferito a De Rev il titolo di Digital Democracy Leaders.

PlanBee si occupa di raccolta fondi nell’ambito del green e della cittadinanza attiva. “Figlia” di un’altra startup Treedom, dedicata alla compensazione ambientale e alla messa a dimora di piante in aree verdi, la piattaforma trae ispirazione dalle api e mira a far nascere a nuova vita i luoghi della collettività.

Una seconda possibilità, un PlanBee, non si nega a nessuno. Men che meno agli spazi fondamentali per agire la socialità, fondamentali alla costruzione dello spirito identitario della comunità.

Il portale WoopFood è invece specializzato nella promozione di campagne connesse alle eccellenze agroalimentari nostrane. La sua mission è contribuire non solo alla sopravvivenza, ma anche alla costruzione e al consolidamento del successo dei prodotti certificati, di alta qualità e “figli” della tradizione.

(La seconda parte dell’articolo sarà pubblicata nei prossimi giorni)

 
francesca garrisi
 
 

 

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