Il Folkstudio 2.0

Ci vediamo da Mario, prima o poi.

Nell’articolo “Aprire un bar? Cosa fare per non fallire subito”, si parlava della necessità di progettare un’esca per spingere il maggior numero di persone possibile all’interno di un locale. Il tutto con il fine recondito di portarle a consumare l’inenarrabile al bar: era questa la strategia di business individuata per avere successo.

Di moventi per attirare l’attenzione di potenziali avventori ne esistono a iosa, tutto sta nello scegliere il più efficace.
L’obiettivo è garantire un flusso costante di clientela per un tempo idealmente indeterminato, offrendo un contenuto sano. Perché altrimenti, si sa, basterebbe aprire una sala giochi zeppa di slot machine e videopoker per assicurarsi il pienone quotidiano.

Mossa poco astuta, oltre che moralmente deprecabile, considerando l’effetto ipnotico che certe diavolerie tecnologiche hanno sui giocatori d’azzardo. Sarebbero pochi, infatti, gli eroi disposti ad alzarsi dalla sedia per andare a bere o a sgranocchiare qualcosa.
Risultato ipotizzabile: casse dell’Erario piene, cassa del bar vuota.

Cercasi contenuto sano disperatamente.

La musica è un prodotto che ha sempre tirato molto, tanto oggi quanto ai tempi di Woodstock. Lo dimostra la popolarità di talent show quali Amici di Maria De Filippi, X Factor e The Voice, dove è protagonista anche l’aspetto della competizione.
In tutti i modi, la musica vuole essere ascoltata dal vivo, non via internet e nemmeno attraverso il piccolo schermo. Non a caso, in un periodo in cui gli stadi di calcio italiani sono quasi sempre vuoti, gli unici eventi capaci di riempirli sono proprio i concerti delle rockstar.
E allora perché non inaugurare una sorta di talent bar?

Mi ritorni in mente.

Nel 1960, nel quartiere romano di Trastevere, nacque il Folkstudio, probabilmente il primo locale dove si sia mai consumato un talent show. Lì si sono esibiti artisti del calibro di Bob Dylan, Rino Gaetano, Francesco De Gregori e Antonello Venditti, tra gli altri.
Nello storico circolo culturale, band e cantautori semisconosciuti proponevano i loro pezzi a un pubblico sempre curioso di ascoltare nuove proposte.

Ebbene, sono passati quasi vent’anni da quando quel gioiello ha chiuso i battenti, ma la passione per la live music è rimasta immutata. Allora perché non riaprire un locale simile?
Suona quasi paradossale che proprio nell’era dei social network, il Folkstudio non ci sia più.
La facilità di programmare e pubblicizzare un evento su Facebook, così come il meccanismo delle dirette, sembrano fatti apposta per lanciare un progetto del genere.

Si potrebbe pensare a un’evoluzione del vecchio format, promuovendo contest musicali settimanali che coinvolgano il pubblico esattamente come accade nei talent show televisivi.

Come passare alla versione 2.0 del Folkstudio?

Semplice, attraverso un’app che consenta di votare (a costo zero) il cantante o il gruppo preferito. Naturalmente ciò potrà essere fatto solo dagli spettatori presenti, grazie a un codice di accesso consegnato all’ingresso (un po’ come il tagliandino che dà diritto alla consumazione in discoteca).

Immaginiamo quanto sarebbe stato più facile, per un talento cristallino come Rino Gaetano, far conoscere le proprie canzoni in questo modo.
Di artisti emergenti in cerca di fama ce ne sono a bizzeffe, per cui è presumibile che farebbero la fila per proporsi e iscriversi. E con loro ci sarebbe anche un nutrito gruppo di seguaci pronti a seguirli e sostenerli.
Risultato ipotizzabile: cassa del bar piena.


 

di Giovanni Antonucci

autore del romanzo "Veronica Fuori Tempo"

 

 

 
 
 
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