I neozelandesi, perfetti salva-balene

Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 
Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
Fonte foto: One Green Planet
 

A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così, in men che non si dica, hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 

I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano.

Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 

 
 
 
 
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