Guida per cambiare vita senza doversi trasferire alle Bahamas

A chi non è mai capitato di sentirsi profondamente  insoddisfatto dalla routine quotidiana e avvertire nitidamente il bisogno di trasformare radicalmente la vostra esistenza? È successo a tutti almeno una volta nella vita. Il discrimine, però, è tra chi è grado di tradurre quest’esigenza inconscia in azioni concrete volte a produrre un risultato apprezzabile e chi, invece, passa il tempo a marinare in un miscuglio di rimpianti, rimorsi e sogni. 
Cambiare sostanzialmente la propria vita è una scelta che implica un percorso preventivo. Quello volto a trasformare sé stessi, guardarsi dentro e focalizzare con chiarezza ciò che si desidera, al netto del “ronzio” prodotto dalle voci esterne. D’altra parte, per riuscirci bisogna rompere le catene rappresentate dai condizionamenti della società e quelli (in) consapevoli delle persone che ci sono intorno. In una parola, il salto fondamentale da fare è quello che aiuta a prendere le distanze da ciò che chiamiamo consuetudini. Una sorta di abito mentale che indossiamo non perché ci piaccia realmente, ma per l’influenza della moda imperante, o semplicemente per la pigrizia che ci impedisce di cercare qualcosa “su misura” per noi. 
Questo è lo spirito che anima il sito Mollotutto, progetto editoriale fondato nel 1998 dal giornalista emiliano Massimo Dallaglio. «L’iniziativa ha preso le mosse da quello che, in qualità di sociologo, era il mio campo di studio e d’azione privilegiato, ovvero le relazioni esistenti tra desideri e scelte di vita. È nata così una realtà che è stata la prima in Italia ad affrontare il tema. Gli altri hanno cominciato a comprendere la vastità del fenomeno una decina di anni fa».
La scelta del nome del sito è particolarmente emblematica, in quanto sottende un aspetto cruciale, ma sottovalutato da molti. Per trasformare radicalmente la propria quotidianità non è indispensabile abbandonare le nebbiose lande lombarde, o le terre assolate del Sud. Il momento fisico da un luogo può essere un aspetto del cambiamento, ma non esaurirlo nella sua interezza. Infatti, tradurre i propri bisogni profondi in una nuova realtà è possibile anche restando nello stesso luogo in cui si è sempre vissuto, a patto di fare chiarezza dentro sé stessi, donandosi tutta l’onestà e il coraggio necessari a fare “il salto”.
Tra le tante storie raccontate negli anni, una di quelle che ha più colpito Massimo Dallaglio è quella di Giacomo Carrara, che, a un certo punto, ha abbandonato un lavoro sicuro e consolidato per seguire un richiamo che avvertiva interiormente con sempre maggior forza. Quello di vivere rispettando precisi principi etico-esistenziali. Così, ha rimesso in discussione la sua quotidianità e cominciato a lavorare con l’acqua alcalina ionizzata.
Diciotto anni densi di vite e testimonianze sono stati raccolti da Dallaglio nel libro Viaggiare senza soldi. Il titolo, volutamente provocatorio,  nasce dall’equivoco semantico evocato dal verbo. Infatti «chi viaggia, in realtà, lavora». Così, nel volume trovano spazio svariati mestieri che “costringono” a muoversi (ad es: lo chef), nonché altrettanti corsi professionalizzanti. 
Vuoi saperne di più sul libro o acquistarlo? Clicca qui

A chi non è mai capitato di sentirsi profondamente  insoddisfatto dalla routine quotidiana e avvertire nitidamente il bisogno di trasformare radicalmente la vostra esistenza? 

È successo a tutti almeno una volta nella vita. Il discrimine, però, è tra chi è grado di tradurre quest’esigenza inconscia in azioni concrete volte a produrre un risultato apprezzabile e chi, invece, passa il tempo a marinare in un miscuglio di rimpianti, rimorsi e sogni.

 
Cambiare sostanzialmente la propria vita è una scelta che implica un percorso preventivo

Quello volto a trasformare sé stessi, guardarsi dentro e focalizzare con chiarezza ciò che si desidera, al netto del “ronzio” prodotto dalle voci esterne. D’altra parte, per riuscirci bisogna rompere le catene rappresentate dai condizionamenti della società e quelli (in) consapevoli delle persone che ci sono intorno. In una parola, il salto fondamentale da fare è quello che aiuta a prendere le distanze da ciò che chiamiamo consuetudini

Una sorta di abito mentale che indossiamo non perché ci piaccia realmente, ma per l’influenza della moda imperante, o semplicemente per la pigrizia che ci impedisce di cercare qualcosa “su misura” per noi.

Questo è lo spirito che anima il sito Mollotutto, progetto editoriale fondato nel 1998 dal giornalista emiliano Massimo Dallaglio

«L’iniziativa ha preso le mosse da quello che, in qualità di sociologo, era il mio campo di studio e d’azione privilegiato, ovvero le relazioni esistenti tra desideri e scelte di vita. È nata così una realtà che è stata la prima in Italia ad affrontare il tema. Gli altri hanno cominciato a comprendere la vastità del fenomeno una decina di anni fa».

La scelta del nome del sito è particolarmente emblematica

In quanto sottende un aspetto cruciale, ma sottovalutato da molti. Per trasformare radicalmente la propria quotidianità non è indispensabile abbandonare le nebbiose lande lombarde, o le terre assolate del Sud. Il momento fisico da un luogo può essere un aspetto del cambiamento, ma non esaurirlo nella sua interezza. Infatti, tradurre i propri bisogni profondi in una nuova realtà è possibile anche restando nello stesso luogo in cui si è sempre vissuto, a patto di fare chiarezza dentro sé stessi, donandosi tutta l’onestà e il coraggio necessari a fare “il salto”.

Tra le tante storie raccontate negli anni, una di quelle che ha più colpito Massimo Dallaglio è quella di Giacomo Carrara, che, a un certo punto, ha abbandonato un lavoro sicuro e consolidato per seguire un richiamo che avvertiva interiormente con sempre maggior forza. Quello di vivere rispettando precisi principi etico-esistenziali. Così, ha rimesso in discussione la sua quotidianità e cominciato a lavorare con l’acqua alcalina ionizzata.

Diciotto anni densi di vite e testimonianze

Sono stati raccolti da Dallaglio nel libro Viaggiare senza soldi. Il titolo, volutamente provocatorio,  nasce dall’equivoco semantico evocato dal verbo. Infatti «chi viaggia, in realtà, lavora». Così, nel volume trovano spazio svariati mestieri che “costringono” a muoversi (ad es: lo chef), nonché altrettanti corsi professionalizzanti.Vuoi saperne di più sul libro o acquistarlo?

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