Giri l’Italia inseguendo il posto fisso? Almeno evita di spendere un patrimonio…

Chi nasce al sud realizza in fretta di avere davanti una vita da novello Ulisse

Bus-To_Go

Un esempio? Il tragitto Lecce – Roma diventa spesso un vero e proprio viaggio nel viaggio. Una finestra temporale che si protrae mediamente sei ore, parentesi dilatata e sospesa in cui, per non cedere al fuoco incrociato dei demoni chiamati noia, stanchezza fisica e impazienza, bisogna imparare a destreggiarsi tra molteplici diversivi. Sonno, cibo, letture e chiacchiere sono in genere quelli più gettonati.

Così, spesso si preferisce muoversi di notte per “guadagnare un giorno”, indipendentemente dal fatto che il viaggio sia dedicato al piacere … o al dovere.

Ottimizzare i tempi non comporta però necessariamente un risparmio economico. Anzi, in linea generale i collegamenti tra sud e centro-nord sono anche costosi, a meno che non si abbia la fortuna di scovare una qualche offerta su Ryanair o Trenitalia.

Viaggiare per lavoro? Un investimento che costa sacrifici

Bus-To-GoQuando si percorre in lungo e largo la penisola per partecipare a concorsi pubblici non ci si può affidare al caso, se si vogliono contenere le spese. Tale esigenza, sebbene condivisa da migliaia di giovani del sud, è rimasta però a lungo inevasa.

Così, fino a poco tempo fa un laureato napoletano intenzionato a candidarsi per un posto presso la ASL di Milano doveva applicare la classica arte di arrangiarsi, se voleva risparmiare almeno qualche decina di euro, quasi sempre nell’ottica di re-investirli per un successivo concorso. Fino a quando due aspiranti infermieri non hanno messo a punto un sistema per soddisfare la vorace fame di spostamenti di chi ambisce al posto fisso senza veder svuotate le proprie tasche.

Quando la necessità aguzza l’ingegno…

Bus-To-GoNel 2015 Raffaele Di Sieno e Umberto Formisano, 25enni salernitani, hanno lanciato Bus To Go, un servizio di trasporto dedicato ai tanti colleghi che, nella speranza di ottenere un contratto a tempo indeterminato o perlomeno l’ingresso in graduatoria, macinano chilometri … e selezioni, spesso anche nel giro di pochissimi giorni.

Raffaele Di Sieno e Umberto Formisano hanno vissuto in prima persona questa sorta di pellegrinaggio votato alla ricerca del sacro Graal, fino a quando non hanno pensato di trasformare un bisogno in un’opportunità. Il passaparola, amplificato dai social, li ha indubbiamente aiutati a farsi conoscere in breve tempo.

A oggi Bus To Go permette di raggiungere le sedi dei concorsi per infermieri ai laureati di Abruzzo, Campania, Lazio, Marche, Molise e Puglia. A bordo sono disponibili prese elettriche, usb e wifi, il costo del biglietto è in media compreso tra 50 e 60 euro (a/r), e chi lo acquista riceve anche in seguito aggiornamenti sulle selezioni in programma.

Emblematicamente, i fondatori del servizio sottolineano che molti dei primi aspiranti infermieri che hanno viaggiato con Bus To Go sono ancora oggi loro clienti. I numeri relativi al mercato del lavoro sanitario sono infatti da capogiro: a fronte di circa 12mila nuovi laureati sfornati ogni anno, il fabbisogno di personale, secondo le stime della Federazione, sarebbe di 50mila unità. A inceppare inesorabilmente gli ingranaggi, però, ci ha pensato il blocco del turnover deciso dall’amministrazione pubblica.

Cosa ci guadagnano, però, in tutto questo, Raffaele Di Sieno e Umberto Formisano? Viaggi gratis e una percentuale per l’attività di intermediazione tra clienti e operatori di noleggio dei veicoli, spiegano.

Bus-To-GoBus To Go è una di quelle realtà imprenditoriali che costringono a una duplice e sfaccettata riflessione l’osservatore. In un certo senso, lo mettono davanti a un bivio. Senz’altro è meritoria la volontà dei fondatori di rovesciare una situazione proibitiva, nonché la loro capacità di trasformarla in una sfida umana e professionale finora positiva. Specularmente però, si apre uno squarcio sullo scenario con cui devono misurarsi migliaia di neolaureati infermieri. Lavorare 12 ore in nero per uno stipendio mensile che spesso non raggiunge neanche 800 euro è la “normalità”, e ciò spiega perché il contratto a tempo indeterminato presso una qualche ASL diventa un vero e proprio miraggio.

Senz’altro la sanità pubblica avrebbe bisogno di massicce dosi di “rinforzi”, sia nei reparti che nelle sale operatorie, in quanto i disastrosi effetti dei tagli al settore sono sotto gli occhi di tutti, ma probabilmente anche una certa (de) formazione culturale gioca un ruolo, rispetto all’attrazione “fatale” esercitata dalla figura mitologica dello Statale.

Per ragioni anche storiche, spesso al sud il datore di lavoro privato assume le sembianze di uno schiavista. Così, risulta quasi inevitabile guardare all’amministrazione pubblica come a una sorta di amorevole mamma, le cui braccia, ci si illude, sono sufficientemente capienti da accogliere tutti.

Per sfuggire a questa stretta, in realtà mortale, è necessario il giusto mix di egoismo, incoscienza e autostima. Qualcosa in grado di imprimere la spinta necessaria ad abbattere i confini nazionali, quando è indispensabile per (provare a) costruire la propria felicità.

Sono terrona e vado fiera delle mie radici ma, a malincuore, devo constatare che non sempre al sud l’educazione e il contesto aiutano. Così, pur di non rinunciare al familiare in senso lato si sopporta di tutto, dai viaggi massacranti al limbo di un precariato dall’improbabile evoluzione che condiziona interamente sia il quotidiano che il futuro.

Alla terra in cui nasciamo dobbiamo ciò che siamo, ma se questa non è in grado di darci quello di cui abbiamo bisogno, ridiscutere il rapporto che ci lega non è solo auspicabile, ma addirittura doveroso. Il richiamo dell’appartenenza non può mai giustificare o rendere tollerabile la rinuncia alla propria dignità.

 
francesca garrisi
 

 

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