Follower: perchè volere un Grande Fratello personale?

Ricordate il film The Truman show, successo del 1998?
Una storia del genere oggi non avrebbe tale risonanza . Avere gli occhi di qualcuno costantemente puntati addosso non rappresenta più uno scandalo. Anzi, c’è chi desidera che uno sconosciuto lo segua  in qualsiasi momento della giornata.
 

Si chiama Follower ed è un’app creata dalla designer e programmatrice Lauren McCarty, a metà tra una piattaforma e una performance artistica. Chiunque, tramite  registrazione al sito, può essere osservato per 24 ore dagli occhi indiscreti dell'artista. Momentaneamente, per ragioni di sicurezza, solo la creatrice avrà l’esclusiva della torre di controllo. Ma se l’applicazione dovesse avere molti iscritti, la sua naturale evoluzione sarebbe associare persone a caso. Un primo esperimento è stato fatto a San Francisco; ora Follower è disponibile anche per i cittadini di New York.

« Follower è una compagnia invisibile, che non reca alcun disturbo. Qualcuno che guarda, che ti vede, a cui importi» afferma la McCarty. Non passare inosservato, qualcuno a cui interessa ciò che fai. Veramente il nostro ego è arrivato a livelli simili? Una volta si diceva che non avere nessun segreto rendeva una persona poco interessante. Ora il paradigma si è ribaltato. La banalità diventa oggetto di voyeurismo e curiosità, e consente di ottenere molto più dei  15 minuti di notorietà predetti da Andy Wharol.

 

 «Viviamo un’ambivalenza: da un lato la sorveglianza è pervasiva e fuori controllo, dall’altra abbiamo un desiderio intenso di essere visti, seguiti, di condividere aspetti e dettagli anche intimi delle nostre vite. È pieno di siti che per dieci dollari riempiono i tuoi account di follower a pagamento, ma basta questo per sentirsi appagati?» si è chiesta McCarthy prima di dar forma al progetto. «Con la gig economy sembra a volte di essere disposti a provare qualsiasi app o servizio che promette qualcosa di originale o utile. Con Uber o TaskRabbit, per esempio, si preme un pulsante e si vede una persona muoversi verso la tua posizione nella mappa. Ho voluto invertire questo processo: le persone non vedono dove mi trovo, sono io a seguire loro. Quello che ci ricavano non è un punto su una mappa, ma la consapevolezza che c’è qualcuno intorno a loro che li osserva con attenzione e concentrazione».

Siamo arrivati a barriere comunicative tali che elemosiniamo l’attenzione di un estraneo pur di  sentirci importanti ed essere protagonisti?

Irene

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