Festa delle donna: basta stereotipi ed etichette

Otto marzo, giornata internazionale della donna. Le ladies di  Formica Argentina hanno scelto di dire la loro riguardo alla Festa che le vede protagoniste. Ecco il risultato:
 
Franziska: «Le parole, diceva qualcuno, sono importanti, e cavolo se aveva ragione. I media ci martellano con questa storia dell’emancipazione femminile ma, da donna, mi permetto di segnalare l’uso improprio della parola. Per  secoli sono stati negati i nostri diritti di persona, prima ancora di quelli di genere. E oggi, l’opinione dominante definisce emancipata la donna che sbandiera fieramente tutto l’armamentario di atteggiamenti che per secoli sono stati un “privilegio” quasi esclusivamente maschile. Primo tra tutti, l’estrema disinvoltura sessuale. Un crescendo di competitività inconscia che potrebbe portarci, un domani, a gareggiare con altrettanta fierezza (?) con uomo per chi fa il rutto più potente. No grazie. alla parola emancipazione, preferisco un concetto come valorizzazione delle complementarietà. Perché donne e uomini appartengono a due generi differenti, e in questo non c’è niente di male. La forza di entrambi sta nel dialogo»
 
Vale: «Chiamiamo le cose col loro nome, non semplifichiamole: l’8 marzo è la Giornata internazionale delle donne, non la banale Festa della donna. Non un mazzo di mimose, non la pizza con le amiche, non lo spogliarello maschile: non trasformiamo questa celebrazione in un triviale addio al nubilato. Per carità, è piacevole e sacrosanto trascorrere una serata diversa dal solito, ma perché ostentare un divertimento sfrenato per simboleggiare le conquiste civili, politiche ed economiche delle donne? Credo che ci sia ancora molta strada da fare, a partire dall’educazione dei bambini. Ancora, nei confronti delle bambine, si rivolgono espressioni come “una signorina non si comporta così, “non fare il maschiaccio”, “come sei bella, sembri una bambola”! Queste frasi apparentemente innocenti si sentono pronunciare quotidianamente. Nella nostra cultura, ancora profondamente influenzata da una morale cattolica che vuole la donna remissiva e sottomessa, ci si complimenta con le bambine per la loro bellezza, per i loro bei vestitini, si festeggiano le comunioni come se fossero dei mini-matrimoni. Si regalano alle bimbe le piccole cucine, i piccoli ferri da stiro, i finti neonati da accudire. Basta».
 
Simona : «Soltanto guardando nella profondità della propria anima si coglie che la vera bellezza femminile  risiede nella normalità! Le donne normali sono le vere belle donne. Come diceva Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la Letteratura nel 2010: "Tutti i fiori del deserto sono vicini alla luce. Tutte le belle donne sono quelle che ho visto, quelle che vanno in giro con cappotti lunghi o minigonna, quelle che odorano di pulito e sorridono quando le guardano. Senza forme perfette, senza tacchi da vertigine".
Laura: «Credo che la festa della donna sia una commemorazione che meriterebbe di essere ricordata per l'emancipazione e l'ottenimento di alcuni diritti senza i quali non saremmo oggi degne cittadine. Purtroppo questo concetto cardine è stato tergiversato nel tempo portando la figura femminile ad autocelebrarsi fino al punto di sentirsi superiore rispetto all'uomo.Ebbene, dovremmo tutte e tutti andare a scavare nei meandri (non troppo distanti) della storia per riscoprire le vere origini di festività come quella dell'8 marzo per celebrarla con dignità e consapevolezza».
 
Irene:« La confusione sia nella terminologia associata a questa festa. Cosa significa una giornata dedicata alle donne? Innanzitutto è la celebrazione dell’ottenimento di certi di diritti. C’è quindi una differenziazione necessaria tra l’essenza femminile e il riconoscimento legale di alcune parità. Ancora oggi se una donna si batte per ottenere ciò che le spetta viene etichettata come un maschiaccio, una che ha voglia di alzare la testa. Alcuni arrivano persino agli insulti, chiamandoci lesbiche o isteriche. Anche un uomo può essere “femminista” nel senso più alto del termine, ovvero sostenitore dell’uguaglianza. Siamo prigionieri degli stereotipi di genere. Molte donne fanno l’errore di associare l’emancipazione a una somiglianza con l’uomo. Niente di più sbagliato». 
 
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