Edizione straordinaria: il bidet è sbarcato negli USA!

Nemo profeta in patria.

bidetSembra sia stato introdotto in Francia dalla regina Maria de’ Medici nella prima metà del XVII secolo e che il suo inventore sia tale Christophe Des Rosiers. Stiamo parlando del bidet, l’apparecchio sanitario considerato indispensabile per la cura dell’igiene intima, benché in molti paesi del mondo sia ancora un tabù.

Poco dopo la sua diffusione su larga scala in terra transalpina, se ne fece un utilizzo via via più ridotto, al punto che in una decina d’anni tutti gli esemplari furono dismessi e trasferiti nelle case d’appuntamento. Ritornò in auge proprio in Italia, nella seconda metà del Settecento, grazie alla regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena. Nel 1975, in seguito al Decreto Ministeriale Sanità 5 luglio 1975 - art. 7, la sua installazione divenne addirittura obbligatoria nelle case degli italiani.

A tutt’oggi, il nostro è il paese in cui il bidet è più diffuso, seguito rispettivamente da Portogallo, Argentina, Uruguay, Brasile, Paraguay, Cile e diversi stati del Medio Oriente. In Francia, così come in Spagna, sta scomparendo per via di rinnovate modalità d’utilizzo degli spazi abitativi. In Gran Bretagna e negli Stati Uniti d’America, invece, questo oggetto è assente da sempre in oltre il 97% delle toilette.

Come mai per inglesi e americani il bidet è un “perfect stranger”?

bidetSecondo quanto ricostruito da storici e sociologi, il bidet non è mai stato visto di buon occhio nei paesi anglosassoni per motivi politici e morali. Nell’Ottocento, a renderlo impopolare fu il fatto che si trattava di un’invenzione francese, per di più lanciata dall’odiatissima aristocrazia. Durante la Prima e la Seconda guerra mondiale, poi, i soldati americani e inglesi avevano visto questo oggetto per la prima volta proprio nei bordelli francesi e nell’immaginario collettivo esso è tuttora collegato all’idea che a servirsene siano solo le prostitute. È pertanto considerato come qualcosa di poco igienico da cui tenersi alla larga, ragion per cui i turisti abituati a questo genere di comfort hanno avuto l’amara sorpresa di non trovarlo neanche negli alberghi di lusso durante i loro viaggi negli States e nel Regno Unito.

 

Meglio tardi che mai.

bidetFortunatamente negli ultimi anni si sta verificando un’inversione di tendenza, nella patria degli Yankee. Dal 2010 in poi, infatti, le vendite sono aumentate del 10% ogni anno e nel 2016 c’è stata un’impennata del 30% rispetto all’anno precedente. Gli analisti (ebbene sì, ne esistono anche in questo settore) sono sicuri che il 2017 sarà l’anno del vero e proprio boom, per cui gli USA entreranno presto a far parte dell’élite dei paesi in cui il bidet è più diffuso.

Pare che l’approccio stia cambiando per questioni sia igieniche che ambientali. Un americano consuma annualmente almeno quaranta rotoli di carta igienica e spesso deve ricorrere alla doccia per più di una volta al giorno. Ciò comporta un notevole spreco di risorse che con l’introduzione del bidet potrebbero invece essere risparmiate. Tale rivoluzione culturale sta inoltre riscuotendo il favore dei medici, da sempre impegnati nel combattere malattie come la prostatite batterica e le infezioni alle vie urinarie.

Houston abbiamo un problema.

bidetI bagni delle case americane, soprattutto nelle grandi città, sono spesso molto piccoli e rendono difficoltosa l’installazione del bidet. Tuttavia in uno dei paesi più tecnologici del pianeta era impensabile che i produttori non si rimboccassero le mani per trovare una soluzione. È così che è nato il water-bidet (alias washlet), ossia una tazza del water con funzione di bidet incorporata.
La tavoletta del wc contiene un sistema per erogare acqua, miscelata alla giusta temperatura, per poi dirigere il getto sulle parti intime, accompagnando il tutto con soffi d’aria calda per asciugarle.

Ne esistono versioni economiche e di lusso (da poche centinaia fino a migliaia di dollari): il prodotto più high-tech della gamma permette addirittura di gestirne il funzionamento via Wi-Fi. Insomma, saranno anche arrivati per ultimi ma come al solito mirano a diventare i leader del settore.

 

 

 

di Giovanni Antonucci

autore del romanzo "Veronica Fuori Tempo"

 

 

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