Ecco come lo smartphone influenza il nostro sonno

Le ultime notifiche su Instagram.

smartphone-1Uno sguardo alla foto profilo su Facebook, un video al volo su YouTube e un messaggio su Whatsapp. Chi ormai va a dormire senza dare almeno un’occhiata al cellulare?

Tuttavia non ci rendiamo conto di quanto un’esposizione prolungata al led dello schermo prima di andare a dormire, sia dannosa. 

Secondo uno studio del Dr Dan Siegel , professore di psichiatria alla UCLA,  guardare insistentemente il cellulare prima di andare a dormire provocherebbe gravi danni al nostro cervello.  

Le conseguenze di un cattivo sonno

sonnoOrmai sappiamo che sono sufficienti cinque ore di sonno per far riposare i neuroni rimasti attivi, ma non bastano a ridurre le tossine che quest'ultimi producono. Per quello ci vogliono dalle sette alle nove ore di sonno.

Dormire poco rende la memoria labile e l’attenzione calante, ma non solo: l’insulina che regola il metabolismo è sottosopra, si tende a mangiare di più e ingrassare. Anche i legami tra le cellule del cervello diventano più tossici.

Le app per migliorare il sonno

calmSono state anche inventate app per monitare il sonno. Chiaramente non rappresentano un’alternativa a un potenziale controllo medico, ma scaricarle rivela un’ampia gamma di dati utili per monitorare l'attività cerebrale e verificare come senza utilizzare lo smartphone la situazione migliori notevolmente. 

 Runtastic Sleep Better ad esempio permette di avere un grafico dettagliato delle fasi del sonno dell'intera notte, inserire i fattori condizionanti della giornata, prendere nota dei propri sogni, fornendo anche una sveglia intelligente.

Ce ne sono anche alcune legate alla musica, più rilassanti, come Relax melodies, una serie di suoni rilassanti, rumore del vento tra gli alberi e musiche soft. Tra le altre anche Calm, applicazione di cui avevamo già parlato in un altro articolo. 

Se invece volete puntare su qualcosa di più classico, spegnete il cellulare almeno un’ora prima di andare a dormire. E leggete un libro anziché sottoporre i vostri occhi a sforzo notevole.

di Irene Caltabiano

 

 

 

 

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