E se quello che ci hanno sempre tramandato su Ulisse fosse falso?

La brezza delle sere d’estate.
 

 La cornice dello stadio di Domiziano, il gioco di luce dei faretti che rendono il Palatino un luogo magico e senza tempo. Poi la voce di Alessandro Baricco. Molti conoscono la sua ars scribendi; ma quando comincia  a raccontare il pubblico ammutolisce, le parole diventano magneti, si trasforma in un cantastorie classico, un anti-Omero catapultato nel ventunesimo secolo.

L’autore piemontese, tramite la forma del teatro-narrazione, nell'ambito del RomaeuropaFestival2016, porta in scena Palamede, l'eroe cancellato.  Baricco squarcia il velo di Maya e ci racconta di un eroe, “il più bello e il più intelligente dei greci”, tenuto nascosto per secoli per mettere in buona luce Ulisse, dal mondo considerato incarnazione di tutte le virtù umane. Come se Salieri avesse oscurato il genio di Mozart.

«Pochi lo sanno, ma Palamede è il nome di uno degli eroi achei che andarono ad assediare Troia. Io non l’avevo mai sentito prima di mettermi a studiare l’Iliade per portarla a teatro, anni fa. In mezzo a tutte quelle storie indimenticabili mi capitò di incontrare la sua » dice lo scrittore. Da Euripide a Filostrato, i più illustri drammaturghi  hanno parlato di questo giovane valente, che conosceva gli astri, studiava lan geografia, aveva regalato ai greci la conoscenza dell’alfabeto, della scrittura, della moneta. Si dice anche fosse l’inventore degli scacchi, creati per alleviare la fatica della guerra e distrarre i soldati dalla nostalgia di casa.

Eppure lo spettacolo si chiama "Palamede, l’eroe cancellato". Perché? Tra quest'ultimo e Ulisse c’era rivalità. Anch’egli intelligente, ma più vicino alla furbizia e all’imbroglio che alla lucidità di mente e pensiero dell’antagonista, non sopportava che il condottiero fosse il più amato e rispettato dall’esercito. Inoltre, Palamede aveva smascherato il suo trucco di fingersi pazzo per non andare in battaglia, quindi andava eliminato. Ulisse disseminò così prove che lo accusavano di aver venduto i piani di guerra achei ai troiani. L’eroe venne condannato a morte per lapidazione con il reato di alto tradimento e cancellato dalla storia.

La vicenda taciuta dell’illustre paladino ci insegna che non sempre vince il buono. Ma forse, a distanza di secoli, può essere riscattato. Nella seconda parte dello spettacolo infatti, una splendida Valeria Solarino impersona l’eroe che si difende dalle accuse, un brano potente scritto dal retore Gorgia e interpretato con passione in una cornice suggestiva. 

La  fine di Palamede mi ha fatto riflettere sull’ingiustizia e sui giochi di potere di ogni epoca. «Dietro ogni grande civiltà ci sono scontri economici, politici, intellettuali, conflitti tra saperi differenti che lottano per il potere, e chi vince condiziona il dibattito pubblico ».  Chissà quanti Palamede ci sono stati e ancora vengono svalutati per mettere in luce gli Ulisse. E, come ogni poema epico che si rispetti,  fa pensare a quante volte siamo stati dall’una o dall’altra parte della barricata. Palamede ed Ulisse non sono altro che due sfumature dell’animo umano, due facce della stessa medaglia.

 

di IRENE CALTABIANO

 

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