Cresce e si sviluppa rapidamente l’India con “Startup India”. E l’Italia?

Il governo indiano stanzia 1,5 miliardi di dollari per sostenere le startup. 

Anche tre italiani investono in India ed hanno successo.

C’è un paese che sta dimostrando di credere nel talento dei propri giovani e non vuole che le menti brillanti siano costrette a emigrare per realizzare i propri progetti. 

Questo paese è l’India. 

Il governo indiano ,infatti, ha stanziato un fondo di sostegno alle startup locali di 1,5 miliardi di dollari, esenzione fiscale per tre anni, autocertificazioni di rispetto delle leggi sul lavoro e sull’ambiente, realizzazione di scuole, centri di ricerca, laboratori (a migliaia) in tutto il paese, «festival delle startup» nazionali per presentare le nuove imprese ai potenziali investitori.

D’altra parte non è una novità che le menti indiane hanno contribuito notevolmente allo sviluppo tecnologico ed informatico del mondo. Tra queste spicca il nome di  Sundar Pichai: nato a Madurai nel 1972, ha studiato in India fino al conseguimento della laurea breve all’Iit di Kharagpur, per poi emigrare negli Usa.


Oggi, a 44 anni, è il Ceo di una vecchia startup chiamata Google, dove ha lavorato dal 2004.

L’obiettivo del Governo,dunque,è quello di creare un ambiente favorevole alla nascita delle startup intercettando le menti brillanti prima che siano costrette ad emigrare.

Questo provvedimento ha portato alla nascita di 2281 startup, così che l’India è attualmente il terzo paese al mondo dopo Usa e Regno Unito. Ma esiste l’altro lato della medaglia e cioè che il 40 per cento di queste ha già chiuso i battenti principalmente a causa della mancanza di diversificazione e inventiva.

Tra coloro che hanno avuto successo in India perché hanno trovato terreno favorevole ci sono anche tre italiani fondatori di Noonic.

Si chiamano Nunzio Martinello, Nicola Possagnolo e Sebastiano Favaro ed hanno creato una  società specializzata in automazioni per il marketing e l’e-commerce. I tre giovani hanno lanciato la loro startup in India, arrivando ad assumere 16 programmatori a Bangalore, e ora hanno deciso di tornare ad investire in Italia, portando il centro delle attività di design e sviluppo nella nuova sede di Padova.

La scelta di ritrasferirsi in Italia,come dichiarano, è dovuta a tante ragioni: “ l’Asia per noi resta un asset strategico, ma la qualità dei programmatori in Italia è in forte crescita, così abbiamo deciso di investire nel nostro Paese, per rispondere alle richieste delle migliori Pmi del Made in Italy. Qui troviamo anche i migliori creativi e la qualità della vita che consente loro di rendere al massimo”.

Dunque i tre giovani hanno trovato terreno favorevole in India ma qualità in Italia. 

Anche il nostro Governo ha provato a dare una nuova spinta a startup e Pmi innovative italiane, affinando e potenziando gli sgravi per chi investe previsti dalle ultime norme a sostegno del settore, ma tutto questo è sufficiente a trattenere le nostre “menti brillanti” in Italia?

Simona
Startuper perenne

 
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