Coopetizione: trasformare il nemico in collaboratore può portarti lontano

Quando due aziende ambiscono alla supremazia in un mercato, lo scontro frontale è praticamente certo

Primeggiare implica una lotta (anche di nervi). Decretare un vincitore e mettere all’angolo – o comunque ridimensionare fortemente – il secondo classificato. Un processo distruttivo…e improduttivo, come evidenziato dalla neurobiologia, che ha descritto gli effetti negativi dello stress sulla comunicazione. Infatti, l’espressione piena delle potenzialità del singolo, resa possibile da un contesto non ostile, incide positivamente sulla comunità.

CoopetitionIn tal senso la coopetizione (coopetition), vale a dire la competizione collaborativa, sta dischiudendo scenari interessanti, dimostrando che è possibile prendere il meglio dalla cooperazione e dall’emulazione. Tale approccio si fonda su un accordo tra imprese concorrenti che mettono in comune le proprie risorse per realizzare un determinato obiettivo, o intervenire in un settore specifico.

La coopetizione è un metodo di marketing strategico e operativo che ha fatto la sua comparsa negli anni Novanta. All’epoca l’imperativo era lanciare in tempi rapidi nuovi prodotti e servizi.

Cosa dà la coopetition e cosa “pretende”?

CoopetitionQuesto approccio richiede uno sforzo consapevole e prolungato nel tempo. Le aziende coinvolte, infatti, devono dimostrarsi affidabili e avere fiducia nell’interlocutore. L’imponderabile è qualcosa da mettere in conto, inevitabilmente.

La coopetizione ha ripercussioni positive soprattutto sulle economie di scala, caratterizzate dal fatto che all’aumentare della scala di produzione corrisponde la diminuzione del costo medio unitario. Un impulso significativo viene quindi dato alle attività di ricerca e sviluppo.

Come preparare la propria azienda alla coopetizione?

CoopetitionPer ottimizzare i risultati raggiunti con questo approccio è necessario definire a monte gli obiettivi, ancor prima di scegliere i soggetti con cui collaborare.

Un altro aspetto cruciale è la volontà e la capacità di mettere le proprie informazioni a disposizione del concorrente-partner. Bisogna saper condividere gli elementi rilevanti ai fini della realizzazione del progetto, senza necessariamente diffondere dati riservati. È fondamentale creare un flusso bidirezionale.

Completano il quadro l’innovatività del prodotto/servizio da lanciare sul mercato e la complementarietà delle competenze delle aziende in gioco, in modo da evitare dannose sovrapposizioni.

Crearsi dei nemici (e combatterli) comporta un investimento considerevole di tempo ed energie. Incanalare entrambi nelle costruzione di ponti che conducano da qualche parte, che mettano in contatto realtà distanti, è certamente più produttivo e stimolante. La posta in gioco è degna di una cauta assunzione di rischio. O no?

 
 
 
francesca garrisi
 
 

 

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