Come si apre un Ape Shop?

A volte ritornano.

“Nacque nel 1948, in un’Italia ancora stremata dalla guerra. La carenza di mezzi di trasporto era evidente e in pochi potevano permettersi l’acquisto di un mezzo a quattro ruote.
Alla Piaggio venne l’idea di costruire un veicolo commerciale su tre ruote: un motofurgone derivato da uno scooter. Il primo modello fu costruito a partire dalla Vespa.”

Wikipedia narra la sua storia con queste poche e semplici parole. È lei, l’Apecar, il gioiellino della fabbrica di Pontedera diventato un autentico simbolo del Made in Italy, conosciuto in tutto il mondo e capace ancora oggi di attirare l’attenzione di folle di curiosi.
Questo fantastico esempio di eccellenza italiana sta vivendo una seconda giovinezza proprio grazie al suo intramontabile appeal. Molte grandi aziende, per promuovere eventi e nuovi prodottihanno puntato sulla capacità di farsi notare del veicolo Piaggio, riscuotendo un grande successo. Capita di vederne ovunque, specie per le vie del centro storico delle principali città italiane, circondate da potenziali clienti di ogni età e soprattutto da turisti che ne immortalano la bellezza a suon di click.

Un’inesauribile fonte di guadagno.

L’Apecar è nata per far ripartire l’economia italiana e sembra non aver ancora completato la sua missione. Benché negli anni sia diventata un oggetto di culto e sia considerata alla stregua di un’opera d’arte, continua tuttora ad aiutare i giovani imprenditori a lanciare le loro start up. Un numero sempre crescente di privati, infatti, le sta noleggiando o addirittura acquistando per poi personalizzarle e usarle come negozio itinerante.

C’è chi ha deciso di farne una boutique per vendere capi firmati a prezzi più bassi del normale, stile outlet, chi le ha trasformate in un ristoshop, un vivaio, una gelateria, una bottega per vendere frutta e verdura a km zero e chi le usa per servire aperitivi. La cara vecchia Apetta è l’ideale per qualsiasi tipo di commercio poiché fa marketing da sé e attrae clienti come una calamita.

Chiaramente l’idea di riconvertire questi mezzi, adattandoli alle attività più disparate, ha fatto nascere un business parallelo. Fioccano, infatti, le ditte che si occupano della parte tecnica e con estrema creatività trasformano un’Ape in qualsiasi cosa desideri il cliente. Come la VS Veicoli Speciali di Leini, in provincia di Torino, che dal 2007 si è specializzata in allestimenti per la vendita di street food. Sapienti artigiani utilizzano materiali pregiati per rendere unica ogni loro creazione, garantendo al committente un prodotto che ha una propria originale identità. Chissà se i progettisti dell’Apecar erano consapevoli già allora di aver inventato qualcosa capace di autosostenersi nel tempo.

Cosa serve per avviare un business on the road?

Per prima cosa occorre avere un veicolo rispondente ai requisiti del Ministero della Sanità, immatricolato come “veicolo speciale uso negozio”. Per svolgere attività commerciali su aree pubbliche, come nel caso del commercio ambulante, bisogna inoltre possedere una licenza. Entrambe le certificazioni, tuttavia, sono gratuite.

Se si propende per il settore alimentare, serve anche l’abilitazione SAB (Somministrazione Alimenti e Bevande), a meno che non si abbia già una comprovata esperienza nel settore oppure un diploma di scuola alberghiera o un titolo di studio equipollente.
Ovviamente è necessario aprire una Partita Iva, iscriversi al Registro delle Imprese della Camera di Commercio nonché all’Inps e all’Inail. Nel caso di trasformazione di prodotti alimentari, occorre poi l’autorizzazione sanitaria rilasciata dall’ASL di competenza.

Parlando invece di numeri, la spesa da sostenere per l’acquisto e la personalizzazione dell’Apecar ammonta a circa 30.000€. Questa cifra sulle prime potrebbe anche spaventare, ma in genere i guadagni mensili consentono di ammortizzare l’investimento nel giro di pochi mesi. Più di qualcuno, infatti, riscontrando il successo dell’attività intrapresa ha pensato di acquistare altri veicoli facendo nascere dei franchising. Niente male per un prodotto che sembrava destinato ai musei o, più mestamente, allo sfasciacarrozze. 

 

di Giovanni Antonucci

autore del romanzo "Veronica Fuori Tempo"

 

 

 
 
 
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