Caloriebrands: più sensi di colpa, meno cibo?

Se l’apporto energetico di ogni prodotto fosse scritto in grande sulla confezione, mangeremmo allo stesso modo?
 

 CalorieBrands, provocatorio progetto della Miami Ad School, vuole dimostrare quanto staremmo alla larga dai cibi grassi se avessimo davvero consapevolezza di quanto danno potrebbero arrecarci.

Una coca cola contiene 140 calorie, una porzione di patatine fritte 515, una birra 144. Nella didascalia introduttiva dell'album di Instagram, dove è stato creato un apposito account, campeggia il fine ultimo delle fotografie: aiutarci  a raggiungere gli obiettivi dell’estate in vista della famigerata prova costume.

Dietro le quinte del progetto l’italiana Alessia Mordini e lo spagnolo Rodrigo Dominguez. I due creativi sono partiti dal presupposto che spesso la tabella dei valori nutritivi è stampata in minuscolo, su un angolino della confezione.  Ciò va a discapito del consumatore, poco informato sulle calorie che assume e ostacolato nel seguire uno stile di vita sano.

Evidenziare gli effetti negativi del prodotti potrebbe in effetti aiutare a sensibilizzare i clienti che eviterebbero prodotti troppo calorici. Peraltro erano già stati fatti esperimenti di questo tipo. Il designer Marco  Schembri aveva rivisitato graficamente loghi famosi per rendere visivi gli effetti del prodotto a cui erano associati. Così la scritta McDonald diventava obesa, la cioccolata Nestlè si copriva di brufoli e la vodka Absolut annebbiava la vista.

La potenza dell’immagine come strumento di crescita e denuncia sociale. 

 

di IRENE CALTABIANO

 

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