Bullismo, l’importanza di chiedere aiuto

Offese continue e ingiustificate per mettere in ridicolo l’aspetto fisico, il modo di parlare, l’orientamento sessuale o chissà cos’altro i bulli della classe decidano di prendere di mira nei compagni che hanno l’unica colpa di sentirsi troppo deboli. Compagni che si ritroveranno esclusi nei momenti di ricreazione, che non riceveranno inviti alle feste di compleanno; a cui nessuno rivolgerà la parola, se non per prenderli in giro e insultarli. Nel peggiore dei casi, per ricattarli e picchiarli.Tutto questo può far male, talmente male da spingere i ragazzi a non voler andare più a scuola; a chiudersi in se stessi e a rifiutare nuove amicizie per paura di essere presi ancora di mira; a non parlare più, a non mangiare più, a vivere in un perenne stato d’ansia che causa inevitabili ripercussioni sul piano fisico e psicologico, come emicrania, mal di pancia, insonnia e depressione. Alcuni continuano ad andare in classe nascondendosi e rendendosi invisibili durante le pause e i cambi d’ora. Altri tentano il suicidio, spegnendosi in silenzio.

 

Secondo l’ultimo rapporto Istat il fenomeno del bullismo sta attraversando una crescita preoccupante: nel 2014 più della metà dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ha subito offese, prepotenze e angherie da parte dei suoi coetanei, molti di loro in modo assiduo. Un ulteriore segnale d’allarme è l’utilizzo sempre più frequente delle nuove tecnologie per diffondere odio e umiliare gli altri. Le chat di Whatsapp, i profili e i gruppi di Facebook, le email e gli sms possono diventare strumenti potenti e incontrollati nelle mani dei cyberbulli che vogliono colpire un adolescente in modo vigliacco, nascondendosi dietro uno schermo, sfruttando però la cassa di risonanza dei nuovi media per rendere “pubblica” la sua umiliazione.

Cosa fare per dire basta al bullismo e al cyberbullismo?

Innanzitutto è importante che scuola e famiglia collaborino per promuovere un clima sereno in cui i giovani possano crescere imparando cos’è il rispetto per gli altri. È sbagliato sminuire le offese e gli atti violenti, giustificandoli con la scusa “sono ragazzi, stavano scherzando”. Spesso, infatti, che ha subito il bullismo tende a diventare insicuro e ad avere una bassa autostima, anche da adulto, portando con sé un bagaglio di sofferenza e di solitudine che si ripercuote in ogni ambito della vita. Altri, invece, maturano un desiderio di riscatto che li porta a esprimere appieno le proprie capacità. Ma non tutti trovano la forza.

Più delle offese, delle botte, degli insulti, fa male la vergogna, il non riuscire a parlarne, la paura che gli altri non possano capire. Ragazzi, non è così: non siete soli, chiedete aiuto. Ci sarà sempre qualcuno pronto ad ascoltarvi: i genitori, gli insegnanti, gli psicologi, i medici, i tanti volontari che in tutta Italia si impegnano in attività di confronto e recupero. Perché anche i bulli sono deboli. Non fatevi intimidire, abbiate fiducia in voi stessi e negli adulti. 

Rosa Cambara

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