Beat me: non picchiarmi, ma battimi da pari a pari

Sedici giorni per “rendersi imbattibili” e ribaltare gli stereotipi.

Un gruppo di donne che ti guardano negli occhi e affermano:«Beat me! » (gioco di parole fra battimi e picchiami). Una campagna che inizia in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne e termina il 10 dicembre, Giornata dei diritti umani.

#BeatMe, spot  diffuso in rete da Un (United Nation), organizzazione di cooperazione internazionale, rovescia la prospettiva. Le donne non vanno picchiate, ma non perché deboli; gli uomini devono tenere a freno le mani perché sono persone, impegnate e piene di talento e quindi, al pari loro, meritevoli di rispetto e ammirazione.

La violenza sulle donne in Pakistan

Le protagoniste del video sono pakistane, e non per caso. Qui il problema della violenza sulle donne è profondamente radicato . Lo Stato si è impegnato a legiferare, ma tutto rimane  ancora troppo sulla carta. La mentalità è dura da cambiare: secondo l’ideologia comune è ammissibile che un uomo picchi la moglie. Peraltro, nel 2016, 23 casi su 24 riguardano donne sfigurate con l’acido.

Il numero tuttavia potrebbe essere ancora maggiore; molti casi non vengono nemmeno riportati dai mezzi di comunicazione.Le autorità troppo spesso chiudono un occhio sull’omicidio d’onore, attuato perché la vittima avrebbe in qualche modo infangato la reputazione della famiglia o della comunità. La maggioranza dei criminali rimane impunita e questo disincentiva le vittime di violenza a farsi avanti. Fortunatamente, a poco a poco si stanno adottando provvedimenti più severi, ordinando l’ergastolo a chi commette questo tipo di crimini.

Cambiamo la cultura del predominio

«La campagna #BeatMe trasmette in modo molto chiaro il messaggio che in Pakistan e in tutti i paesi la violenza contro le donne, sia essa verbale o non verbale, è inaccettabile» ha affermato Jamshed Kazi, il rappresentante di UN del  paese.«Non è una cosa normale, non può andare avanti.Quello che deve cambiare è la cultura del predominio, del possesso e della disumanizzazione nei confronti delle donne che rende immaginabile e diffusa la violenza contro di loro».

di Irene Caltabiano

 

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