Ambrosia, gloria e vita alla nuova carne

Sembra la trama di un film di Cronenberg. 

Invece la finzione sta diventando ombra pallida della realtà. Si chiama Ambrosia e il nome non è un caso: la startup americana, se non offre l’elisir di lunga vita, ne propone comunque un valido sostituto. L' imprenditore e medico trentaduenne Jesse Karmazin, opera trasfusioni di sangue più giovane nel corpo di una persona più anziana. Il tutto alla “modica” cifra di 8000 dollari.

La ricerca prende il via da un esperimento già precedentemente svolto sui topi: un roditore più anziano e uno più giovane, i cui sistemi circolatori sono stati messi in condivisione per alcuni giorni. Durante il periodo di osservazione viene notato che, col passare del tempo, l’esemplare più vecchio mostra miglioramenti dal punto di vista cardiovascolare. Ambrosia starebbe ora  cercando circa seicento volontari per il suo esperimento; i benefici non sono ancora certi sugli uomini. 

Lo studio di Karmazin compie però un'operazione diversa rispetto a quella operata sui topi: trasferisce plasma più giovane ai pazienti over 35 e sta a vedere ciò che accade con il passare del tempo. Un intervento che molti scienziati hanno criticato per mancanza di solide prove scientifiche che attestino un miglioramento. Il timore, non poi così infondato, è che Karmazin stia cercando di arricchirsi sfruttando l’onda lunga di un disagio generazionale in cui si vuole ottenere sempre più la chiave dell’eterna giovinezza.

 A sua discolpa l’imprenditore evidenzia i benefici di Ambrosia: « Il sangue di un giovane organismo è ricco di proteine che migliorano la funzione delle cellule e può, di conseguenza, stimolare la produzione di queste proteine nel corpo di chi riceve la trasfusione ». A onor del vero però, compiere trasfusioni è anche pericoloso. Può infatti portare il paziente a contrarre infezioni e avere effetti collaterali se non si eseguono le operazioni con il giusto controllo.

In mezzo a sangue e ritocchini, che non sia meglio imparare ad accettare il tempo che passa?

 

di Irene Caltabiano

 

 
 
 
 

 

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