«Aiutami papà, mi drogo di social network». La storia di Silvia

Negli anni '70 c’era l’eroina.

Oggi il male dei giovani è molto più subdolo perchè perfettamente legale. Stare troppo tempo su Internet, se poco tempo fa veniva etichettata come cattiva abitudine, oggi è stata riconosciuta come una vera e propria malattia. Viviamo infatti in un’epoca senza precedenti. Mai l’uomo era riuscito a creare un confine così sottile tra il reale e il virtuale.

L’essere risucchiati dal web per giornate intere è un fenomeno che ha assunto proporzioni enormi, tanto da creare centri per la disintossicazione; uno di questi si trova al Gemelli di Roma e sono già più di 300 le persone che si sono rivolte alla struttura per cercare di guarire.« Il 90% dei nostri pazienti ha meno di 30 anni. Quasi tutti frequentano ossessivamente i social network e hanno sviluppato una forte assuefazione ai giochi online» dice Federico Tonioni, psicanalista alla guida del centro.

Andare a disisntossicarsi è diventata l’ultima spiaggia per chi soffre di questo disagio psichico. Ma prima di capire il problema e affrontarlo possono passare anni. Mesi di isolamento in cui il computer diventa il mondo reale, sicuro e lontano da qualsiasi fonte di sofferenza, chiudibile al tocco di un mouse.  È questo che ha spinto Silvia a rifugiarsi nell’universo segreto della sua cameretta.

«Mi spaventava affrontare la vita, i primi impegni importanti, come l’università, gli esami» racconta «temevo di fallire, così, pian piano ho lasciato tutto per rifugiarmi nella mia camera e da lì su internet. Soprattutto di notte, quando gli altri dormono; è in quei momenti che mi sento più sicura, come se ci fosse qualcosa, oltre la mia stanza, in grado di proteggermi».

Il giudizio degli altri la paralizzava,  così ha tagliato ogni contatto con  il mondo esterno.  Una scelta estrema, forse ancora più dolorosa per chi resta al di là del muro.« Non permettevo ai miei genitori di entrare in camera. Dormivo tutto il giorno così la notte potevo navigare per ore e nessuno doveva disturbarmi, i miei genitori hanno dovuto allontanare da casa i miei fratelli perchè erano preoccupati per loro».Finchè il semplice isolamento non è sfociato in reazioni più violente, come scoppi di rabbia incontrollata, anche fisica, di fronte a ogni tentativo di staccare la connessione. Una forma di dipendenza a tutti gli effetti, al limite della depressione,che aveva certamente bisogno di cure adeguate.

I casi più gravi rappresentano il 5% della fascia giovanile, ma il tasso è in crescita. I centri cercano di lavorare molto soprattutto con i genitori, che spesso sono i primi a non comprendere fino in fondo questo disagio. Le cause infatti sono quasi sempre esterne, legate al rifiuto di sé stessi magari in seguito ad atti di bullismo, o perchè nel virtuale si riesce a compensare ciò che non si trova nella realtà.

«Giocavo fino a notte fonda e non mi staccavo neanche per andare in bagno» dice Silvia «Ho toccato il fondo. Dietro quella voglia di collegarmi a internet ed entrare in un altro mondo, ora penso ci sia stato un vuoto di sentimenti».

 

 

di Irene Caltabiano

 

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