A Natale puoi...accenderti di tristezza e regalare il disagio!

A Natale ogni scherzo vale?

Se vi ha fatto arrabbiare, litigare con amici e parentame, se vi ha stressati, vi ha impauriti  e imparanoiati. Niente paura! È il solito periodo di Natale. È il momento dell’anno dove vale l’amore banale, la lite con il familiare, la cordialità forzata, l’abbufante convivialità  e la cortese ritualità benaugurante. Scherzi a parte. Quanta angoscia, quanta tristezza e solitudine. In quanti chiedono aiuto per affrontare il tragico infelice Natale personale? Da anni esiste addirittura un telefono ‘amico’ operativo h24 proprio nel fatidico giorno. E sì perché una telefonata allunga la vita, magari quella che schifi, e ti salva per le feste, o dalle feste?

Ma vediamo di comprendere meglio il fenomeno

Nel peggiore dei casi la prassi prevede: la scocciatura dei regali, il malumore in prossimità della vigilia, le preparazioni gastronomiche epocali, i mercanti in fiera e non e gli addobbi imperiali. Ecco che la poco felice coincidenza depressione-feste si radica nella tradizione.

A Natale si accendono le luci della ribalta

Natale è forse il periodo dell’anno in cui si accende la luce su tutto quello che non va, sulla paura di affrontare quello che non siamo riusciti a risolvere o superare, è l’incontro con una realtà che non piace o dispiace. Natale invece è un valido ostacolo da valutare.

L’incentivo della tristezza

La tristezza, non solo del Natale, è un’emozione e in  quanto tale è normale provarla. È saggio concedersi la possibilità di sperimentarla, senza crogiolarsi nella sicurezza del proprio dolore, perché rende consapevoli di quello che manca nella vita di adesso. La tristezza si accende su tutto quello che è assente o di troppo in questo momento, per farmelo vedere bene e ricordarmi di non stagnare nel disagio dal 24 dicembre al 6 gennaio. Il lume della tristezza natalizia deve, quanto meno, spronare a propormi di trovare nuove soluzioni a tutto ciò che ha messo in luce.

Tanti pupazzi addobbati

Va bene riconoscere e ascoltare questa fragilità che si risveglia in questo periodo caloroso che ci vorrebbe benevoli e compassionevoli. Le grandi fughe da questo caldo clima di festoso amore sono vane. Perché il Natale quando arriva, arriva! E viene puntuale a mostrarci come potremmo scioglierci con poco. Non a caso i pupazzi di neve compaiono soprattutto ora a popolare i paesaggi o l’immaginario collettivo. Non sono molto distanti dal ghiaccio affettivo dentro al quale ognuno si è cristallizzato nelle sue emozioni. Per fortuna il Natale scalda e scioglie. A qualcosa servirà pure no?

Ognuno è un po’ un pupazzo  tristemente ‘addobbato’ che conosce  il freddo dei suoi dolori e vive il gelo dei suoi dispiaceri. C’è chi è solitario per scelta e chi per necessità. Chi ha subito un lutto, una separazione, un’emarginazione, una malattia. I motivi di questo raggelamento possono essere diversi. Curioso che a Roma si dica di qualcuno che è caduto, o è vittima di un’incidente, ‘quello s’è addobbato’ ! Allora in questa valle di lacrime gelate, non siamo poi così soli , seppur indistinti fiocchi di neve. E se dovessimo proprio permetterci di scivolare clamorosamente sul ghiaggio liquefatto delle nostre emozioni? Allora l’acqua, da sempre simbolo di vita, tornerebbe a scorrere eccome verso rivoli risolutivi.

Tutti più buoni?

Sembra poi che proprio il giorno di Natale aumentino i tentativi, tutti non riusciti, di suicidio. Buffo no? Si parla di Natività e se è vero che si muore un po’ per poter vivere, almeno lasciamo morire in pace chi vuole rinascere. Forse essere più buoni consiste proprio in questo. Avere la compiacenza di non appesantire il mio prossimo nella notte dove tutto diventa più chiaro. Allora non torturarti, né torturare con le usanze coercitive che ti vogliono far condividere il desco, la casa, la tombola. La solitudine diventa un’ottimo rimedio per disintossicarsi dalle abbuffate emotive che stai cercando di smaltire magari dal natale precedente. Se sei già sazio di certo non ne vorrai altro quest’anno. Perché non dirselo? Non è questione di discutere con tutti o isolarsi. Si tratta di mettere le cose in chiaro.

Queste sono le feste dell’affettività per rinsaldare/riscaldare i legami. Di certo l’iconografia classica della migliore tradizionale arte presepiale parla chiaro e di nuovo fa luce. Nessuna statuetta solitaria, divorziata, cancerosa, omossessuale. Che girone dantesco sarebbe un presepio simile? Un’aberrazione. Ma la realtà fuori dalla grotta è ben altra. Nulla contro la ‘sacra famiglia

Un pensiero ai ‘disagiati’ corre veloce e per fortuna, come ogni anno da trenta anni a Roma, si approntano pranzi per anziani, nuovi poveri, italiani e stranieri, tutti insieme i ‘nuovi europei’. E sì loro sono i veri disagiati. Oppure disagiato è chi è vittima del suo stesso gelo interiore che condivide una tavola imbandita, mai satollo del suo stare male e troppo impegnato a soffrire per stare bene insieme ai parenti o da solo?

A Natale puoi…

Vediamola così: a Natale puoi fare i conti con il tuo malessere  e, sei altruista, con quello degli altri (e parlo di malessere, non di ‘malattia’ che esige ancora più rispetto). Ricordati magari che per quanto tutto questo tran tran non ti piaccia, le stagioni passano, i ghiacci si sciolgono e non ti è dato sapere quanti altri ‘natali’ vedrai. Che siano in solitudine o insieme a chi c’era, chi non c’è già più, chi resta e chi arriva. Il Natale è così. Quando arriva, arriva!

di Laura Pugliese

 
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