Amici animali

Perchè il futuro dell'alimentazione dipende dalle api

Se le api scomparissero dalla faccia della Terra, all’uomo rimarrebbero solo quattro anni di vita.  
La suddetta frase è stata attribuita ad Albert Einstein. Se la paternità dell’ affermazione  è in dubbio, il messaggio invece è sicuramente veritiero. Le nostre amiche a strisce gialle e nere sono sempre più sull’orlo dell’estinzione, diminuendo del 30% annuo  solo negli USA.  Le conseguenze della loro scomparsa  sarebbero a dir poco disastrose per l’umanità. Non tutti sanno infatti  che le api sono responsabili per un terzo dell’alimentazione mondiale; Achim  Steiner, direttore esecutivo dell’UNEP ( Programma Ambiente Nazioni Unite) ha dichiarato che su 100 tipi di coltivazioni che forniscono il 90 % del cibo mondiale, più del 70% viene impollinato dalle api. Ciò significa che la disponibilità degli alimenti di cui usufruiamo ogni giorno non solo diventerebbe sempre più scarsa, ma potrebbe avere impatto su molte materie prime come  mais, riso, cereali, frutta e verdura. 
 
Perché le api stanno scomparendo?
  • Cause naturali
Il varroa, un acaro che attacca sia adulti che larve è responsabile della distruzione  di molte colonie.  Il parassita però non è certo l’unico predatore ; il calabrone asiatico, per esempio, si nutre di api domestiche, così come lo scarabeo. Il predatore non solo mangia cera, polline e miele, ma anche uova dell’ape regina.  Sembra che questi insetti siano già costati 55 milioni di dollari ai coltivatori americani. Altri batteri, funghi e malattie possono avere conseguenze negative  sulle capacità lavorative delle api. 
 
  • Cattive abitudini
Se buona parte è opera di predatori naturali, la progressiva morte delle api in una consistente percentuale è anche 
causata dall’uomo.  L’agricoltura  è stata ormai da tempo industrializzata e, per garantire il rendimento, le api vengono trasportate a lavorare da un’azienda all’ altra, così da  garantire l’impollinazione di moltissime colture. Il viaggio però, non solo è causa di stress  per le api, ma favorisce anche scambio di virus e altre malattie, poiché il trasporto avviene in camion. Peraltro questa pratica non si adatta al ritmo naturale della colonia, e le forza a raccogliere nettare da una sola coltura, meccanismo che non fornisce tutti i nutrienti di cui hanno bisogno. Lo spostamento prevede anche periodi di alimentazione intensa seguiti da lunghe fasi di digiuno. 
 
  • I pesticidi
Purtroppo è questa la causa principale della sparizione  della specie.  Gli antiparassitari infatti non sono stati pensati per distinguere tra insetti buoni e cattivi e vengono somministrati  in 150 milioni di acri all’anno.  L’insetticida stordisce l’ape, rendendola incapace di tornare all’alveare. Il 42% del collasso della specie dipende dai neonicotinoidi, che compromettono il sistema immunitario degli insetti, rendendoli più  vulnerabili rispetto a malattie, parassiti o predatori. 
 
Salvare le api non è  solo un atto di bontà, ma riguarda anche la nostra salvaguardia. Esistono metodi alternativi: meno produzione ma più attenta e consapevole.  

 
di Irene Caltabiano
 
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Vita da cani

Come cambia la tua vita dopo aver adottato un cane?

John desiderava da tempo un cucciolo. Così, dopo aver preso Maimai, la sua vita è cambiata, tanto da decidere di mostrarlo in una serie di illustrazioni. Disordine, peli ovunque, condivisione di qualsiasi pasto.  Ma ne vale la pena. « Da quando Maimai è con me, tutto quello che mi viene in mente dopi il lavoro è tornare a casa, sapendo che Maimai mi aspetta. E’ la cosa più bella che mi sia capitata nella vita. Le mie priorità, le mie abitudini sono cambiate. Prima di tutto il mio cane, d’ora in avanti» scrive John.

   

Irene
 

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Jung Sook Mung, la carica dei 201

Fufi, Fido, Zoe.
Qualunque sia il nome che abbiamo dato al nostro amico a quattro zampe, il cane è il compagno inseparabile delle nostre giornate. Il pensiero di  consumarlo  a pranzo o a cena è inaccettabile e ripugnante. Eppure in alcune parti del mondo, mangiarne la carne è il nostro equivalente di fare un salto in macelleria. 
 
Se in Italia esistono allevamenti di  pollo e manzo, in Sud Corea i cani vengono cresciuti  in  condizioni terribili, stretti in casse piccolissime prima di essere mandati al macello. Fortunatamente c’è chi dice no a questa terribile pratica. Jung Sook Mung, signora coreana, sessantun’anni, si prende cura di duecento cani, salvati dalla strada e dai ristoranti. Sook ha già cambiato casa sette volte, causa lamentele dei vicini per i rumori. Ma è ben felice di farlo. La donna si guadagna da vivere facendo pulizie in un negozio, ma tutto quello che riceve lo spende per prendersi cura di questi animali. 
 
La scelta di Sook fa una grande differenza per i cani randagi o smarriti, uccisi per riempire le pance di qualcuno o perché in sovrabbondanza nei rifugi pubblici. Molti attivisti si sono già schierati contro l’orribile pratica, ma risulta difficile scontrarsi con le tradizioni culturali e culinarie. Se non fosse per Sook molti cani avrebbero passato l’intera vita in gabbie sporche, circondati dai loro simili terrorizzati, in attesa della morte. 
 
«Alcune persone non si spiegano perché una donna di mezz’età , che vive quasi come una mendicante, sorrida tutto il tempo. Sono felice e in buona salute, qui i miei “bambini possono giocare e vivere liberamente ».
 
Questa piccola grande donna è un monumento alla compassione e all’amore per gli animali.
 
 
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