Amici animali

Se i maiali provano empatia

Sarebbe più semplice pensare che gli animali non provino emozioni.
Che vengano stipati negli allevamenti industriali come oggetti in un magazzino. Tanto per loro è lo stesso. Purtroppo non è così. Essere abituati a vedere la carne nella sua forma “raffinata” e impacchetata aiuta a scacciare il pensiero che quelle costolette una volta erano un essere vivente.   I maiali, ad esempio. Non sono affatto stupidi né sporchi; hanno memoria a lungo termine, comunicano, entrano in empatia con gli altri. Alcune ricerche sostengono che persino il DNA sarebbe simile  a quello dell’uomo. E questa potrebbe essere la spiegazione a questa foto. 
Come gli umani, i suini nei momenti di difficoltà cercano la vicinanza dei propri simili.  E avvertono, grazie all’istinto, che starà per accadere qualcosa di brutto.  Perciò  anche un fugace momento di felicità può rappresentare una consolazione. 
Sarebbe quantomeno necessario cominciare a riflettere sul fatto che, anche se non parliamo la stessa lingua, anche loro potrebbero desiderare di vivere. Immaginate  se un giorno  qualche specie aliena devidesse che la carne umana è una prelibata leccornia…
Sarebbe più semplice credere che gli animali non provino emozioni.
 

Che vengano stipati negli allevamenti industriali come oggetti in magazzino. Tanto per loro è lo stesso. Purtroppo non è così. Essere abituati a vedere la carne nella sua forma “raffinata” e impacchettata aiuta a non pensare che quelle costolette una volta erano esseri viventi.  I maiali, ad esempio. Non sono affatto stupidi né sporchi; hanno memoria a lungo termine, comunicano, provano empatia. Alcune ricerche sostengono che persino il DNA sarebbe simile  a quello dell’uomo. Potrebbe essere una spiegazione a questa foto.

Come gli umani, nei momenti di difficoltà, gli animali cercano la vicinanza dei propri simili.  E avvertono, grazie all’istinto, che sta per accadere qualcosa di brutto.  Perciò, anche un fugace momento di condivisione può rappresentare una consolazione.

Dovremmo cominciare a riflettere sul fatto che, anche se non parliamo la stessa lingua, anche loro potrebbero desiderare di vivere? Immaginate  se un giorno  qualche specie aliena decidesse che la carne umana è una prelibata leccornia…

<Margherita Hack sugli allevamenti intensivi-GUARDA IL VIDEO>

 

di IRENE CALTABIANO

 

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Alberta, la cavia sintetica che salverà la vita di molti animali

Pensare che nel 2016 i test di veterinaria vengano fatti ancora sugli animali fa rabbrividire. 
E che molti prodotti vengano sperimentati sul cane, il miglior amico dell’uomo, rende ancora più perplessi.  Si chiama Alberta, la prima cavia sintetica pensata per la sperimentazione scientifica che  potrebbe  rappresentare  la salvezza di molti esemplari. In attesa di ulteriori evoluzioni, aiuterà gli studenti di veterinaria a imparare a svolgere operazioni chirurgiche.  

 

Il dottor David Roy Danielson ha mostrato il funzionamento presso il Syn Daver Labs di Tampa, in Florida. Un cuore che batte e organi che sembrano reali al tatto e alla vista. Una tecnologia avanzata che permetterà di contrastare un fenomeno  su cui si dibatte da anni. Milioni di cani sono morti nei laboratori di chirurgia per permettere l’apprendimento degli studenti. L'invenzione costituirebbe perciò una grossa evoluzione non solo in campo medico. Basti pensare

 a tutte le aziende che si avvalgono ancora di cavie per comprovare la qualità dei propri prodotti. L’obiettivo finale degli ideatori di Alberta è porre fine all’utilizzo di animali nei laboratori nel più breve tempo possibile. Hanno infatti avviato una  campagna crowdfunding  per raccogliere 24 milioni di dollari e mettere a disposizioni cani sintetici alle scuole veterinarie di tutto il mondo. L’invenzione è tanto utile quanto costosa: il prezzo di Alberta  è infatti 28.000 dollari, ma può essere riutilizzato dalle 35 alle 40 volte, con pezzi da sostituire a simulare diversi disturbi. 

Se l’idea si dimostra redditizia, l’azienda ha già in mente la prossima linea: il gatto. 

 

di IRENE CALTABIANO

 

 
 
 
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I neozelandesi, perfetti salva-balene

Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
 
 
 A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così in men che non si dica hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 
 
I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano. 
 
Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 
 
Ci sono eventi che, nonostante tutto, ti fanno ancora credere nel genere umano.
Fonte foto: One Green Planet
 

A Waimairi, spiaggia della Nuova Zelanda, sono state trovate due balene arenate. Nonostante l’ultima volta un incidente simile sia avvenuto nel 1984, la popolazione locale era in grado di agire rapidamente e porre rimedio alla situazione. La notizia è giunta alle orecchie dei neozelandesi grazie al passaparola e così, in men che non si dica, hanno cominciato a prestare soccorso. Purtroppo per uno dei due esemplari era già troppo tardi. Il secondo invece ha avuto più fortuna. 

I volontari del Project Giona, un gruppo che si prende cura di balene, delfini e foche, hanno creato una vera e propria catena umana, raccogliendo l’acqua dall’oceano e cominciando a buttarla sull’enorme cetaceo. L’operazione ha così regalato alla balena un po’ di refrigerio; i presenti hanno poi cominciato a scavarle un buco intorno, in modo che la sabbia non comprimesse gli organi interni. Grazie alla rapidità dell’operazione, l’animale non ha dovuto aspettare molto tempo per tornare a rigalleggiare nell’oceano.

Una barca del Surf Life Saving Club Waimairi è stata utilizzata per trasportare la balena di nuovo in mezzo alle onde, mentre la guardia costiera ha supervisionato le operazioni per riportarla ad almeno 500 metri dalla riva. « Il sostegno della gente del posto è stato fantastico. Nonostante il numero di persone, sono stati tutti ben educati e rispettosi nei confronti dell’animale » ha detto Craig Alexander, supervisore del dipartimento di Conservazione della Biodiversità. Sicuramente una vittoria dopo tutte le notizie negative su sfruttamento e maltrattamento delle specie marine. 

 
 
 
 
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