Zappare la terra? Si grazie

Laureati ed in giacca e cravatta e fanno agricoltori

Una volta zappare la terra era sinonimo di ignoranza ed incapacità di far lavorare il cervello. Oggi tutto questo è cambiato. 

Perché? La risposta è semplice: l’economia italiana registra una crescita del settore agricolo rispetto agli altri settori. Questa crescita ha portato un aumento del Pil e un conseguente aumento di assunzioni e dunque creazione di nuovi posti di lavoro nel settore agricolo.

Ma la novità sta nella nuova identità degli imprenditori agricoli: giovani sotto i 35 anni in possesso di una laurea o di una licenza superiore.

Il motivo?

Risiede nel fatto che i giovani si sono resi conto che quelle professioni per il quale hanno studiato non esistono o meglio esistono ma a causa della forte disoccupazione è come se non esistessero. 

Dunque la scelta per loro è: essere disoccupati o precari, oppure lanciarsi in una sfida nel mondo dell’agricoltura diventando imprenditori.

Direi che , dal momento che la terra ha bisogno di lavoratori e nuovi imprenditori la seconda ipotesi resta la più plausibile.

Stile di vita nuovo

Decidendo di abbandonare le scrivanie ed i computer, la vita frenetica e troppo costosa della città per ritornare ai tempi dei nostri nonni, con la differenza che oggi l’agricoltura non è più considerata degradante come in passato ma rappresenta un muro contro le convenzioni e il “voler apparire” che caratterizzano la nostra società.

Parliamo, dunque, di green economy basata, come sappiamo, sul concetto di vita più sano ed a contatto con la natura.

Ma questi nuovi imprenditori non sono mica sprovveduti! 

Il guadagno c’è basta pensare all’aumento del prezzo di molti prodotti agricoli che ci porta alla conclusione che fare l’imprenditore agricolo è più che conveniente. 
Non ci resta, dunque, che rimboccarci realmente le maniche, come facevano i nostri nonni e studiare una strategia, utilizzando il nostro cervello, ed il gioco è fatto.

Buon lavoro!

Simona

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