Startup Refugees: il futuro dei migranti parla finlandese

Tutto potrebbe partire da Joel, il signore filippino che veniva a fare le pulizie a casa. 
 Un giorno tornai da scuola e libri e quaderni erano perfettamente allineati, disposti con precisione in modo da evitare il quotidiano crollo. Divisi per colore , in un crescendo di sfumature. Sbalorditivo. Quel giorno mi rivelò che nel suo Paese era ingegnere ma la laurea non gli era mai stata riconosciuta. Così eccolo a lavare bagni e cucine. 
 
I migranti non sono un inutile peso se collocati nella maniera corretta. Questo il parere dei Finlandesi, che, senza perdersi troppo in chiacchere, hanno scelto di confrontarsi  con il sempre crescente numero di richiedenti asilo. Sono partiti dai centri di accoglienza per creare Startup Refugees, network no profit che supporta i migranti e li aiuta a connettersi con il mercato locale. 
 
La disoccupazione giovanile nei Paesi nordici arriva al 22% e  nell’ultimo anno i rifugiati giunti nelle fredde terre nordiche sono circa 50mila.  Camilla Nurmi , coordinatrice del progetto, parla delle difficoltà per gli stranieri di far richiesta di occupazione. «È diventato tutto drammaticamente più lento: era presumibile che i migranti avrebbero aspettato nei centri di accoglienza senza nulla da fare per mesi, o anche un anno, prima di avere risposta»  Molti richiedenti asilo hanno fatto studi specialistici, conoscono un mestiere e rappresentano un grande potenziale per il mercato .
 
Soluzione? Trasformare i centri di accoglienza in luoghi vivibili, autogestiti e veicolo di cultura. All’interno delle strutture si svolgono workshop, mentoring e vengono poste le basi per sviluppare attività imprenditoriali. Lavanderie, asili nido, un negozio di tappeti e persino un media center. Tra poco aprirà anche un ristorante e un salone da barbiere. Proprio quest’ultima  iniziativa rappresenta il fiore all’occhiello del progetto. Sarà infatti un coiffeur professionista a tenere corsi sulla legislazione  per aprire attività di questo tipo in Finlandia. 
 
 Il mondo del lavoro in Europa del Nord è molto severo e servono buone referenze. Ecco perché i rifugiati ottengono diplomi e lettere di raccomandazione. L’idea è dunque sperimentare la collaborazione con le risorse venute da fuori, non l'eliminazione sbrigativa del problema.
Online da settembre 2015, Startup Refugees  raccoglie nel suo network più di 300 sponsor, fra aziende locali piccole e grandi, imprenditori, business angels, associazioni che lavorano con migranti, istituti di ricerca e media.É già presente in sei centri d’accoglienza e cinque distretti.
 
Le università di Aalto e Helsinki hanno rilevato e censito abilità e obiettivi lavorativi dei rifugiati.  Al momento sono richieste capacità e esperienza nel creare microimprese, oltre a artigiani, cuochi e  persone che sappiano parlare l' arabo. Non è sempre l'Europa ad essere più avanti in campo professionale. In alcuni Paesi per esempio la micro-imprenditorialità  in settori come il customer service  è più sviluppata che in Finlandia. 
 
 Nei primi mesi del 2016  verrà infine lanciata una piattaforma web associata a Startup Refugees che dá ai migranti l' opportunità di portare la propria idea in incubatori d’impresa per ricevere fondi e finanziamenti.
 
A volte il cambiamento è solo questione di pazienza e intuizione. L'integrazione è ad una semplice idea da qui. 
 
Irene Caltabiano
 
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