Rock the Islam: suonare è uno strumento di pace

Dove finiscono le parole, inizia la musica. 

 
Così scriveva Heine, poeta romantico tedesco. Le canzoni sono infatti fedeli compagne delle nostre giornate, la più profonda espressione delle emozioni. Raccontano amore, indignazione, dolore, coraggio. I suoni dicono ciò che la lingua non osa.
 
Chi avrebbe mai pensato che di musica si potesse anche morire? L’attentato al Bataclan, svoltosi durante un concerto degli Eagles of Death Metal, è una violenza  anche contro Euterpe, musa di una delle più nobili delle arti. Suonare ha un valore talmente profondo che per l’Islam è proibito. I fan del noto gruppo, la sera del 13 novembre, erano dunque i peccatori. Un affronto che meritava punizione, soprattutto in un tempio eretico. Lo stesso palco che era stato calpestato da Velvet Underground, Jeff Buckley, Smashing Pumpkins,  The Cure, ma che ha visto anche il pop di Robbie Williams e dei Backstreet Boys.
 
Un luogo aperto a tutti i generi, democratico, libero.  E quindi per i fondamentalisti haram, proibito. Sacrilego dunque  anche il denaro guadagnato con quegli spettacoli, immorali gli ebrei gestori del teatro francese. Nella sharia, legge islamica, la musica è vietata perché distoglie dalla preghiera. Chiunque dedichi tempo all’ascolto di qualsiasi melodia che non siano canti religiosi,  verrà reso sordo da Allah stesso, con del piombo fuso nelle orecchie. Figuratevi se questo genere è il metal, considerato persino dagli occidentali più bigotti un’istigazione al male e alla violenza.  Le sonorità heavy hanno invece salvato la vita di molti adolescenti. Lou Reed e Jim Morrison le consideravano una fuga dalla morale borghese, per i Nirvana erano la liberazione dal dolore e dalla sofferenza. Ma anche ribellione a ciò che veniva imposto, ai dogmi, alle regole incomprensibili e astruse. 
 
Un genere che aiuta a alzare la testa, a dire “non ci sto”. La rivoluzione punk sta esplodendo anche per questo contro le fasce più radicali dell’Islam. Si chiama taqwacore, sintesi tra la parola taqwa, che significa pietà (ma anche paura di Dio), e  hardcore che indica la tipica “durezza” delle note. Il Punk Islam cantato negli anni Ottanta dai CCP si è evoluto nei Kominas, gruppo pakistano che in lingua punjabi significa bastardi, in quello dei Dead Bhuttos, dei Secret Trial Five, degli Al-Namrood. Tutti gruppi che esprimono il loro dissenso dall’America perché in patria verrebbero uccisi. Un’opposizione che , sottolineiamo, non ha il sapore della guerra, quanto piuttosto della volontà di rendere la musica ciò che rappresenta in qualsiasi altra parte del mondo: l’espressione della vita.
 
Numerose star a livello mondiale hanno reso omaggio alle vittime di Parigi. Dai Foo Fighters, ai Coldplay, a Morrisey, tutti hanno abbracciato il silenzio di voci e strumenti per qualche giorno. Ma l’onda non si arresta. Le note rock, punk e metal continuano a sfidare l’autorità, come hanno sempre fatto. Gli stessi Eagles a luglio suoneranno a Tel Aviv.
 
Michael Muhammad Knight, giovane convertito all’Islam che ha girato il documentario Taqwacore: The Birth of Punk Islam, dichiara: «il profeta Maometto parlava solamente di distruggere gli idoli: cosa c’è di più punk rock di questo? ».
 
 
La potenza della musica per alleviare il dolore: il pianista che suona per le vittime del Bataclan...guarda il video:
 

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