Non è necessaria

Siamo tutti governati e assoggettati a una forza impersonale, queste sono le parole dello scrittore Aldous Huxley nel suo libro A Brave New World. Ma chi è il tiranno misterioso di cui parlava lo scrittore britannico? Si tratta del messaggio subliminale che le grandi organizzazioni “pompano” attraverso i mass media. Siamo vittime della televisione, delle sue trasmissioni, e di tutto quello che contiene il frenetico mondo dietro lo schermo tanto familiare agli italiani. 
 
 
C’è un modo per resistere all’influenza – per certi versi terribile - della televisione? Parto dalla premessa che sono una  delle poche persone che non ne ha mai avuta una, a parte lo schermo per guardare DVD e VHS,. Adesso non ho nemmeno più questo, ma vivo comunque. Sono cresciuta bene anche nonostante questa “mancanza” (forse addirittura meglio di altri italiani che hanno dedicato la maggior parte del proprio tempo e attenzione a certi programmi televisivi, ma questo è solo un mio pensiero).
 
Uno studio neozelandese dimostra che, in età infantile, il massiccio consumo di tv  – dalle due ore per poi - ha conseguenze negative che proseguono anche in fase adolescenziale. Quali sono le cause, vi starete chiedendo? Le ipotesi che si possono formulare sono molteplici, ma una mi ha convinto più delle altre. Trascorrere molto tempo davanti allo schermo domestico, “ruba” tempo ad come la lettura, lo sport e il gioco, che favoriscono la concentrazione. Quindi, secondo gli scienziati che hanno svolto questa indagine, l’individuo cade facilmente vittima, sin dalla più tenera età, della passività televisiva.
 
 
Personalmente non credo che quest’influenza negativa si esaurisca in fase adolescenziale. Al contrario, temo che condizioni interamente le attività quotidiane. La pubblicità non è forse, in un certo senso, un mostro? Chi di noi, almeno una volta, non si è lasciato abbindolare dai denti perfetti della modella che promuove l’ultimissimo dentifricio, consigliato dai medici di tutto il mondo?
Per non parlare dei messaggi subdoli che si celano dentro allo spot della crema antirughe, quasi giocassero a nascondino con la nostra mente. Un capitolo a parte meriterebbe la mercificazione del corpo della donna, il più delle volte ridotto a mero strumento di promozione.
 
Alcuni  scienziati americani, invece, si sono decisamente scagliati contro il mezzo televisivo (buffo, vero?) Non è possibile formulare una tesi definitiva, perciò. Tuttavia, numerosi esperimenti sembrano confermare un inquietante sospetto. I campi magnetici originati dalla televisione e dalle sue onde potrebbero essere una delle cause dell’impazzimento delle cellule,  epidermiche e neuronali.  
 
Un altro grande – nel senso letterale del termine - problema connesso ai televisori è quello dello smaltimento. Nel 2013 la RAEE (Raccolta da Apparecchiature Elettriche e Elettroniche) ha calcolato che circa un terzo dei rifiuti elettronici è costituito da schermi di computer e televisori? Il 30% è tanto. Troppo. Riuscite a immaginare quanti anni ci vorranno per smaltirli? Il quadro è a dir poco sconfortante. Il degrado di un filtro di sigaretta richiede in media due anni: quanto ci vorrà per un sistema - come quello dei vecchi televisori - a tubo catodico? 
 
Fidatevi, non è necessaria. Il notiziario potete ascoltarlo alla radio (e non dite che non avete la radiolina con l’antenna, perché adesso anche gli iPhone hanno l’opzione della radio, basta scaricare l’ultimo aggiornamento). E poi c’è Internet, che tra l’altro permette di fare una ricerca diretta e mirata scampando alla pubblicità . Il resto della programmazione, telefilm a parte, non si può certo definire imperdibile. Vogliamo parlare delle figuracce costruite prima della diretta per avere attenzione, e invece fare un flop e far cambiare a tutti canale? La mia sensazione è che la televisione abbia un unico “superpotere”: quello di renderci pericolosamente ignoranti.
 
Certo, ci sono anche trasmissioni interessanti e costruttive, ma quanti di noi, eccetto i nonni che magari vivono ventiquattrore su ventiquattro sul canale di RaiNews o su quelli che trasmettono documentari, quanti giovani avete mai sentito dire:  «accendo la tv, voglio guardare il notiziario»? Non prendiamoci in giro, solitamente facciamo zapping  quando ci capita il telegiornale davanti agli occhi. E magari sbuffiamo pure, giusto?
 
Ma perché facciamo così? Perché per noi non è utile. È brutto scriverlo, ma la televisione ha cambiato anche la nostra concezione di utilità riducendo il tempo che potremmo impiegare in qualcosa di più costruttivo: interagire con gli altri guardandoli negli occhi, per esempio. Io sono nata negli anni Novanta, periodo in cui la televisione era qualcosa che l’italiano medio poteva permettersi, ma non avendo mai avuto il “trabiccolo tecnologico” , mi sono dedicata a molto altro. Ho fatto giochi che molti della mia età neanche immaginano. E non parlo delle semplici costruzioni con il Lego o il Duplo, parlo delle partite di calcetto, del saltare la corda, il gioco dell’elastico, i puzzle, lo spostare i mobili per fare mega case nella camera da letto. Di questo parlo. Ma “per” cosa abbiamo barattato tutto questo? Per la teledipendenza. Siamo dipendenti, gravemente. Naturalmente anche questa dipendenza è a pagamento, giusto? Una “droga” legalizzata. 
 
Comunque non sono la sola che non segue la tv. Secondo statistiche ISTAT, nel 2013, il 92,3% degli Italiani guardava la televisione, di questi il 89,7% quotidianamente. Quindi, a meno che la matematica non sia un’opinione, il 7,7% degli italiani non guarda la televisione, per cui più o meno dovremmo essere in 5 milioni. Non molti, su sessanta milioni, ma è un numero che mi conforta.
 
Ora, ditemi, è davvero così indispensabile nella vostra vita e  in quella dei vostri figli, questa fantomatica tv? 
 
 
 
 
  
 

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