Lo sfruttamento dei praticanti avvocati non ha limiti e nel 2016 sono ancora considerati come schiavi

Vuoi diventare avvocato? 

Vuoi difendere i diritti dei soggetti? Dimentica i tuoi di diritti, almeno per una decina d'anni.

Una laurea in tasca ottenuta col sudore e con sacrifici economici al termine della quale si diventa veri e propri schiavi, sottoposti ad ogni genere di umiliazione e sfruttamento come i garzoni di bottega.

La cosa incredibile è che questo fenomeno, sotto gli occhi di tutti, è diventato consuetudine e viene accettato passivamente, e se ne  parla sempre troppo poco.

Sono tante le storie di praticanti che denunciano il loro stato di schiavismo e di sottoposizione al potere assoluto del dominus. Ne riporteremo qui solo alcune nella consapevolezza che ve ne sono tantissime. 

Queste che indichiamo sono state raccontate 

(alcune da “Il Fatto quotidiano”)

C’è la storia di Arianna che pensa di fuggire all’estero dopo aver fatto per due anni la segretaria gratis del suo “dominus”. E poi quelle di Francesca e Daniele che riportiamo integralmente:

FRANCESCA

 LA MATERNITA’? SOLO DUE SETTIMANE. Mi chiamo Francesca, ho 33 anni e sono avvocato. Lavoro per uno dei più importanti studi di Napoli da oltre otto anni, cinque giorni la settimana, 12 mesi l’anno perché anche ad agosto lo studio è aperto per due settimane. Mai pagato il mese di agosto perché tanto non si fa niente… Trasferte in giro per i tribunali della Campania a dir poco sottopagate, ma il bello deve ancora venire! Rimango incinta, lavoro fino al giorno prima del parto oberata di adempimenti ed udienze, partorisco e dopo due settimane sono di nuovo al lavoro dopo molteplici chiamate, 2 giorni la settimana. Quando ritorno a lavorare a pieno regime sapete quanto mi viene offerto per i quattro mesi in cui ho lavorato ‘a mezzo servizio’? Cinquecento euro fatturati per quattro mesi, due volte la settimana per 8 ore ciascuna ovvero 0,5 centesimi l’ora quando una cameriera ne guadagna 8 l’ora senza laurea, master, specializzazioni e soprattutto Cassa forense da pagare. Questo è il magico mondo del lavoro che la nostra generazione ha di fronte e che diversamente dagli spagnoli subiamo senza in alcun modo reagire!

DANIELE

UNA MULTA PER OGNI ERRORE. Sono un giovane di 27 anni che a Dicembre proverà per la prima volta l’esame di abilitazione alla professione forense. All’inizio ho svolto la pratica in un piccolo studio, orario di ufficio, niente paga. Dopo 6 mesi ho iniziato a percepire qualcosa (130,00€ al mese) che piano piano è aumentato a 300,00. Fortunato?! Non proprio!. Se sbagliavo un atto o una lettera veniva scalata una “multa” dal mio stipendio. Ovviamente dovevo svolgere tutta la cancelleria, redigere atti, andare in posta, alle notifiche (alle 6 di mattina in coda dinanzi all’Unep competente), preparare le fatture e altro. Inoltre, dovevo gestire lo studio durante le “ferie” del dominus. Il mio cellulare era diventato un call-center, chiamate a tutte le ore (dopo il lavoro) e chissenefrega se ero a cena con la morosa o amici. Dovevo essere sempre reperibile, manco fossi un ingegnere nucleare!!!!. Un giorno il mio dominus si accorge che è stato smarrito un mini scanner (valore 130 ,00 € più iva), e si ricorda che 3 settimane prima lo aveva dato a me! Conclusione ho dovuto ricomprarlo (IVA compresa, ma il professionista non la scarica?!). Infine dulcis in fundo. il 29 dicembre 2011 (durante le festività natalizie) vengo lasciato a casa alle ore 22.00 tramite un sms perché mi sono rifiutato di recarmi in Tribunale a depositare un atto (non urgente) la mattina dopo, rendondomi disponibilissimo a depositarlo il lunedì successivo. Causa questa mia grande mancanza il mio dominus ha dovuto ritardare la partenza per la sua settimana bianca di 4 ore!!!!! Finita qui?! Assolutamente no!!! Nonostante la conclusione del rapporto di praticantato ho dovuto litigare ferocemente per ottenere la firma sul libretto.

Quando finirà tutto questo? E quando verranno riconosciuti i diritti di questi giovani lavoratori?

Giovani, carini e disoccupati?

Simona

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