L’invidia è una brutta bestia ma la proviamo tutti

Da cosa è generata l’invidia? E perché in certi casi fa bene

Nasce da un confronto sociale perdente e consiste nel provare astio per chi possiede qualità che si vorrebbero avere come la bellezza e la gioventù ma anche posizione sociale e successo in amore oppure un oggetto.

Qualunque sia la causa essa è logorante e provoca la sofferenza di chi la subisce ed anche di chi la prova, come quella stretta che proviamo nei confronti di chi ci ha superato in qualcosa o  quella sensazione di inadeguatezza e malevolenza verso la persona invidiata.

Tale sentimento, a quanto pare, lo proviamo tutti ma nessuno di noi è disposto a confessarlo ed è stato oggetto di studio da parte degli psicologi poiché è stata identificata anche come «È l’emozione negativa più rifiutata. Perché ha in sé due elementi disonorevoli: l’ammissione di essere inferiore e il tentativo di danneggiare l’altro senza gareggiare a viso aperto ma in modo subdolo, considerato meschino».

Essa, tuttavia, può nella sua negatività, fare anche bene. 

Difatti secondo gli psicologi l’invidia può essere benigna quando porta all’emulazione: in questo caso canalizza le energie per cercare di avere un bene o il riconoscimento che è stato dato agli altri. Insomma, è una spinta a metterci in moto: così facciamo appello alle nostre capacità per raggiungere un traguardo. 

Possono spingere all’emulazione i modelli di persone “invidiabili” (per esempio quelli proposti dalla società, come sportivi o personaggi dello spettacolo) per cui si prova ammirazione, desiderando di essere come loro. 

E ci sono in fondo casi in cui la competizione è legittima, come nello sport: chi arriva secondo potrà invidiare chi l’ha superato, ma si allenerà per superarlo alla gara successiva. Se l’invidia segnala uno svantaggio, impegnarsi per recuperare è la migliore strategia per non rodersi.

Come possiamo superarla

Ci sono antidoti per… smettere di rodersi

Secondo quanto espresso dalla rivista Focus, infatti,oltre a impegnarsi per avere ciò che desideriamo, si può attuare una strategia di compensazione. «Ci si focalizza sugli aspetti positivi della propria vita, o sul successo in un ambito diverso: se il confronto è stato perdente sul lavoro, ci si può concentrare sul fatto che si ha più tempo libero e quindi una ricca vita sociale».

Meglio concentrarsi sulle proprie fortune e non enfatizzare il valore delle cose desiderate che non si hanno. «Vedere non solo la faccia invidiabile del rivale, ma i suoi lati negativi, può placare il risentimento, benché questo possa prendere la forma della svalutazione del rivale o della cosa posseduta».

Simona

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