la Paz-Madrid-Singapore: tensione ad alta quota

Parto dal presupposto che personalmente odio volare.

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Detesto ritrovarmi a “nonsoquantimila” piedi da terra senza capirne la fisica, odio le turbolenze, gli sprechi di materiali per confezionare mono-porzioni di tutto, i finti sorrisi delle hostess. Potrei andare avanti per ore, ma quello che odio di più in assoluto è la sensazione di controllo opprimente imposta dagli aeroporti.

Benvenuta a Singapore

Stamattina dopo 15 ore di volo e uno stop ad Abu Dhabi, appena scesa all’aeroporto di Singapore, una scortese signorina in camice si avvicina intimandomi di fermarmi, mi alza i capelli e mi misura la febbre. Ero stanca, assonnata, palesemente sudaticcia dopo che i trenta gradi umidi t'investono all’uscita della cabina pressurizzata innaffiata d’aria condizionata. 

Sono scocciata e lei sembra non accorgersi che possa avere un cuore e un' anima, sono solo un numero da misurare. Eppure non ci riesce, avendoci provato già due volte. mi fa quindi segno di seguirla portandomi da altri due energumeni in camice che senza spiegarmi nè perché nè per come, m’infilano un termometro digitale nell’orecchio. Buongiorno e benvenuta a Singapore!

Una ninja post-moderna tra carrelli e controlli

darinka

Al ritorno dalla Bolivia con volo: La Paz-Santa Cruz della Sierra-Madrid-Dublino. Arrivata nella capitale spagnola ho dovuto riprendere il mio bagaglio e rifare il check-in, dato che cambiavo compagnia aerea.

 Il volo in arrivo da Santa Cruz atterra con oltre un’ ora di ritardo e il tempo rimasto per raggiungere il terminale con le partenze per Dublino è ora alle strette, l’aeroporto di Madrid davvero immenso. Se non voglio perdere la coincidenza devo essere scaltra e muovermi come una ninja postmoderna tra carrelli e controlli.

Il mio bagaglio è uno dei primi a scorrere sul tapis roulant, lo prendo al volo. È uno zainone verde, non ce ne sono tanti simili in circolazione. Salto subito sull’autobus verso il terminale dove il mio volo è quasi pronto a partire, sperando che nulla vada storto. 

Se non ci sarà troppa coda al check-in dovrei farcela, sempre che non ce ne sia ulteriore ai controlli. Se sì dovrò trovare qualcuno di gentile che mi farà passare. Troppi “se”. In questi casi ho imparato che è inutile stressarmi. Io posso fare solo del mio meglio il mondo farà il resto e se è destino  lo perdachi sono io per sfidarlo?

 

Una “mula” inconsapevole

zainoSull’autobus verifico che lo zaino sia il mio, non si sa mai. A volte capita che ci siano due bagagli uguali sullo stesso volo. Di solito lo faccio appena lo ritiro, stavolta non ho avuto tempo. Ho due signore sedute davanti a me e spero che non si siano accorte di nulla quando mi cade la mandibola scoprendo che sì, è il mio zaino, eppure nella tasca che ho appena aperto c’è un astuccio che non è mio. 

Droga, penso subito. Lo apro e ci trovo diverse confezioni contenenti pastiglie differenti. Quattro tubetti pieni, etichettati come fossero farmaci. Che fare? Magari sono davvero medicine scivolate fuori dalla borsa di qualcuno e per sbaglio infilate nella mia. Sto arrivando dalla Bolivia, il paese con più alta produzione di cocaina al mondo, questa storia mi puzza troppo. Scorro le varie possibilità nella mia mente.

Se è droga probabilmente si tratta di cocaina compattata in pastiglie. Mi dicevano che capita infilino droga in borse a caso avvisando la polizia per far beccare innocenti e avere il via libera per i carichi più grandi.  

Oppure che gli addetti ai bagagli di La Paz siano d’accordo con quelli di Madrid? E qualcuno avrebbe dovuto tirarla fuori dal mio zaino prima che rientrasse nelle mie mani? Oppure c’è un GPS dentro e qualcuno sta seguendo le coordinate dell’astuccio per ritirarlo ovunque lo porterò… 

Ormai i miei pensieri diventano fantascienza; la possibilità che la polizia sappia di questo genere di traffico è reale e magari finirei solo nei casini denunciando la scoperta e… di sicuro perderei la mia coincidenza.

Decisione presa. Scendo dall’autobus e lo butto nel cestino all’entrata del terminal. Tutti i “se” sono dalla mia parte ed entro mezz’ora sono comodamente seduta sull’ultimo volo verso casa.

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Quando la realtà supera la fantasia

Ma se tutto questo mi fosse successo dopo lo sbarco a Singapore, dove ti ricordano ogni tre passi che la pena di morte è obbligatoria per qualsiasi tipo e quantità di droga, probabilmente avrei avuto un immediato cedimento cardiaco.

Sinceramente pensavo questo tipo di storie esistessero solo nei film. Ora invece posso e mi sento vivamente in dovere di consigliare il  “sealed", ovvero il bagaglio destinato alla stiva se in uscita dalla Bolivia, o forse, da qualsiasi paese sudamericano. 

 

di Darinka Montico

Blogger, traveller e autrice di libri

 

Ecco i suoi libri:

Walkaboutitalia: l'Italia a piedi, senza soldi, raccogliendo sogni»

Mondonauta»

mondonauta L'Italia a piedi senza soldi

 

 

 
 

 

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