Jung Sook Mung, la carica dei 201

Fufi, Fido, Zoe.
Qualunque sia il nome che abbiamo dato al nostro amico a quattro zampe, il cane è il compagno inseparabile delle nostre giornate. Il pensiero di  consumarlo  a pranzo o a cena è inaccettabile e ripugnante. Eppure in alcune parti del mondo, mangiarne la carne è il nostro equivalente di fare un salto in macelleria. 
 
Se in Italia esistono allevamenti di  pollo e manzo, in Sud Corea i cani vengono cresciuti  in  condizioni terribili, stretti in casse piccolissime prima di essere mandati al macello. Fortunatamente c’è chi dice no a questa terribile pratica. Jung Sook Mung, signora coreana, sessantun’anni, si prende cura di duecento cani, salvati dalla strada e dai ristoranti. Sook ha già cambiato casa sette volte, causa lamentele dei vicini per i rumori. Ma è ben felice di farlo. La donna si guadagna da vivere facendo pulizie in un negozio, ma tutto quello che riceve lo spende per prendersi cura di questi animali. 
 
La scelta di Sook fa una grande differenza per i cani randagi o smarriti, uccisi per riempire le pance di qualcuno o perché in sovrabbondanza nei rifugi pubblici. Molti attivisti si sono già schierati contro l’orribile pratica, ma risulta difficile scontrarsi con le tradizioni culturali e culinarie. Se non fosse per Sook molti cani avrebbero passato l’intera vita in gabbie sporche, circondati dai loro simili terrorizzati, in attesa della morte. 
 
«Alcune persone non si spiegano perché una donna di mezz’età , che vive quasi come una mendicante, sorrida tutto il tempo. Sono felice e in buona salute, qui i miei “bambini possono giocare e vivere liberamente ».
 
Questa piccola grande donna è un monumento alla compassione e all’amore per gli animali.
 
 
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