L’Italia post-crisi? È una delusione per giovani e anziani

Ci stiamo riprendendo. 

Crisi_ItaliaMedia e classe politica non fanno che ripeterlo, forse sperando di indurre un effetto placebo nella comunità. Quel che è certo, però, è che non siamo riemersi in modo indolore dalle sabbie mobili della recessione. 
 
Dopo otto anni, timidamente torna a fare capolino il segno più davanti ad alcuni indicatori economici, ma, se ci guardiamo allo specchio, non siamo più gli stessi. 
 
Il quadro sociale è profondamente - e irrimediabilmente - cambiato. 
 

L’Italia non è un Paese per giovani…

Pensionati_in_fugaDall’ultimo report dell’Istat emergono trend occupazionali che spiegano perché la parte più qualificata e lavorativamente più “fresca” della popolazione conferma la scelta dell’estero. Nel nostro Paese continuano a scarseggiare le occasioni professionali davvero formative e arricchenti. 
 

Qualche numero

Negli ultimi otto anni gli occupati, tra gli artigiani e gli operai, sono diminuiti drasticamente (17% circa), e una sorte simile è toccata al comparto tecnico (-6%). Di converso, è cresciuto il fabbisogno di profili esecutivi nel commercio e nei servizi (+12%) come pure la quota di personale non qualificato (+23,5%). 
 
Insomma, evidenzia Linkiesta, si amplia quel calderone che racchiude al suo interno le professioni più diverse, dal consulente finanziario al magazziniere di Amazon passando per il cameriere e il lavapiatti. 
 
Sono peraltro proprio queste ultime le categorie più richieste. 
Altro comparto in ascesa è quello dei servizi alle famiglie, costituito, nella stragrande maggioranza dei casi, da badanti (+84,8% negli ultimi otto anni); a completare il quadro è la crescita degli occupati negli alberghi e nella ristorazione (+20,3%), dove i “prescelti” devono però accontentarsi di mansioni scarsamente qualificanti, salari bassi e contratti a dir poco evanescenti. 
 

…ma forse neanche per anziani

Pensionati_in_fugaTunisia, Tenerife, Portogallo ma anche Bulgaria. Sono queste le direttrici lungo cui si muovono i “pensionati in fuga”, attratti spesso da favorevoli condizioni climatiche e da un tessuto sociale e culturale simile al nostro, ma, soprattutto da un sistema di tassazione assolutamente blando. 
 
L’efficace ed emblematica immagine è stata introdotta dall’Inps che, due anni fa, ha posto l’accento sul fenomeno emergente nel rapporto World Wide Inps. 
Nel 2014 l’Istituto erogava all’estero 385mila trattamenti pensionistici, e nel 2015 la cifra è salita a 406mila. 
 
Negli ultimi cinque anni ad abbandonare l’Italia sono stati circa 16mila pensionati, un terzo dei quali solo nel 2014. Le mete più “gettonate” sono i Paesi europei (71%), l’America settentrionale (10%) e quella meridionale (6%). 
 
Il fenomeno dei “pensionati in fuga” ha anche, evidentemente, un risvolto abitativo, così, se nel 2005 le case acquistate all’estero erano state circa il 2% del totale delle transazioni, tre anni fa si è toccata quota 11% circa. 
 
Il fatto che sempre più pensionati cerchino “un posto al sole” lontano dall’Italia ha ripercussioni negative sull’economia, come ha evidenziato il Presidente dell’Inps Tito Boeri. 
 
Ad assottigliarsi è la base imponibile, e la mancata tassazione diretta non produce effetti positivi sui consumi: il fenomeno non viene peraltro neanche controbilanciato da quanti rientrano nel Paese. 
 
Quello dei “pensionati in fuga” rischia di essere un trend che, se protratto negli anni ed esteso, succhierà risorse umane ed economiche. Tanto per cominciare, la società si priverà di un suo pezzo importante, rappresentato dalla memoria storica degli ultimi cinquant’anni, e il danno in termini di esperienza e competenze, umane e lavorative accumulate, sarà difficilmente quantificabile. 
 
Quale destino può toccare a una comunità decapitata contemporaneamente del proprio futuro e denudata dal proprio passato? 
Si concretizzerebbe così la possibilità  che a rimanere in Italia siano soltanto gli anziani affetti da più o meno gravi patologie…e le loro badanti. 
Altro aspetto, non meno rilevante, quello legato all’accudimento dei figli di quanti, nell’ambito della fascia lavorativamente attiva, decideranno di restare in Italia. 
 

Chi si occuperà di loro? 

Probabilmente il compito verrà delegato a baby sitter e asili nido, decretando la perdita di uno dei tesori più inestimabili e certamente non sostituibili: il rapporto nonno-nipote.