Igers, come liberarsi dalla cattiva fotografia sui social

Selfie, immagini di pranzo, colazione, cena, fotografie in bagno o  a letto appena svegli. Tante, forse troppe. 
 
Addio a rullini e proliferare di smartphone  hanno dato il via all’impellente bisogno di immortalare qualsiasi cosa. Risultato? Perdita di qualità e importanza del soggetto. Nonostante oggi tutti si improvvisano novelli Cartier Bresson, c’è ancora qualcuno che crede che la fotografia sia un’arte e come tale abbia determinate regole e canoni estetici. Ma soprattutto esistono ferventi sostenitori di una crescita del settore che derivi dal confronto fra diverse professionalità.
 
 Gli igers ( o instagramers) sono in costante aumento. Patiti di fotografia il cui obiettivo è creare realtà locali e stimolare gli utenti a conoscersi personalmente, organizzando incontri e eventi esclusivi dentro e fuori la rete.  Si va così oltre la sfera online , creando una sana competizione che alza il livello qualitativo. In Italia ne esistono circa trenta gruppi e da Aprile è nato InstagramersItalia, sito che li raccoglie tutti. La gestione è affidata a Ilaria Barbotti, 28 anni, esperta di comunicazione digitale e social.
 
I partecipanti  condividono  immagini di tutti i tipi. Ci sono streetographers, chi pubblica foto di denuncia sociale o semplicemente immortala i propri gatti. Scopo comune è diffondere contenuti di qualità  e raggruppare gli appassionati per territorio, coinvolgendoli in attività fotografiche di gruppo. Una piattaforma che regola insomma la smodata condivisione di contenuti, creando identità  e suggerendo come sfruttare al meglio le app a disposizione.
 
 Strumenti del genere si fanno spesso veicolo di tendenze curiose, come la fotografia di brand. Chi fa scatti di questo tipo vuole sicuramente ostentare un certo status 

sociale, elemento facilmente sfruttabile dalle aziende. Ulteriore trend è creare condivisioni a tema, diffondendole attraverso hashtag particolari. C’è chi gioca con filtri e modi diversi di pubblicare la stessa foto. #Bwcollaboration, per esempio, è l’hashtag che constraddistingue un gruppo di igers che ogni lunedì posta la medesima immagine sviluppata  con editing diversi. Oppure ci sono le  sfide a tema , come il concorso ai cappelletti più appetitosi, idea natalizia di alcuni ragazzi romagnoli, promossa con l’hashtag #tuttofabrodo. La competizione culinaria ha stimolato iniziative simili anche in gruppi di igers di regioni diverse.

 La community ha già organizzato le prime mostre.  Le foto vengono stampate da local manager e esposte in location specifiche. La selezione avviene spesso tramite hashtag che definiscono il tema e danno il via alla sfida. Successivamente si  scelgono le immagini migliori.
 
Non sempre cìò che nasce sul web è destinato a rimanere nei suoi confini. La rete può diventare veicolo di comunicazione interpersonale e crescita del settore. 
 
In un mondo dominato dall' amatoriale, potremmo forse riscoprirci esteti?
 
Irene
 
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