Femminismo significa uguaglianza, non odio per gli uomini

Malala è, in assoluto, la più giovane persona che ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Un destino già scritto in un nome: Malalai  era infatti la “Giovanna d’Arco” pakistana. Eroina che perse la vita durante la guerra fra afgani e inglesi, pur di incitare il suo popolo a non mollare. 
 
La ragazza, già dall’ età di undici anni, sviluppa un carattere combattivo e una precoce passione per la scrittura. Pubblica infatti articoli per un blog della BBC, nel quale documenta nei dettagli  le azioni del regime talebano, tirannico e sessista nei confronti delle donne.
 
Onori e oneri per questa coraggiosa reporter. La vendetta integralista non si fa aspettare: il 9 ottobre 2012 il pullman sul quale viaggia con le sue compagne viene assaltato. Lei resta gravemente ferita alla testa da un proiettile.
 
Malala aveva evidentemente ancora molto da insegnare: in Inghilterra, dove attualmente vive, viene curata e salvata per miracolo. Non può però tornare in patria perché rischia di essere vittima di ulteriori attentati. Nonostante sia un bersaglio dell’integralismo islamico, continua da lì la sua battaglia.
 
In occasione dell’uscita del documentario He named me Malala, del regista premio Oscar Davis Guggheneim (Una scomoda verità, 2006), si omaggia nuovamente questa umile portavoce del pensiero democratico. Recentemente poi, è stata intervistata da Emma Watson. L’ attrice, ambasciatrice ONU, l’anno scorso aveva suscitato scalpore mondiale con il suo discorso sui diritti delle donne e la parità di genere.
 
L’incontro è stato più che altro un confronto fra due giovani donne che godono di stima reciproca. Il concetto su cui si è riflettuto è l’accezione, il più delle volte negativa, del vocabolo ”femminista” Le paladine dell’uguaglianza vengono spesso considerate folli, arroganti e vendicative nei confronti degli uomini. Peraltro, il termine risulta di frequente utilizzato in funzione sostantivale, mai come aggettivo. Anche un uomo può essere femminista e ciò non è certo una debolezza. Anzi. Significa sostenere la parità, ma soprattutto è un’occasione per il genere maschile di liberarsi dalla prigione degli stereotipi. Senza dover sempre dimostrare di essere “il sesso forte”.
 
«Una volta avevo paura di ritenermi femminista. Avevo sentito tanti pareri negativi su questa parola» dice Malala. « Ora ho deciso che non c’è niente di sbagliato nel definirsi così. Io lo sono e tutti dovremmo esserlo perché femminismo è un altro modo per dire uguaglianza».
 
Guarda il video dell'intervista:
 

 
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