Ethic games: sventa una tragedia o gestisci un campo profughi

I videogiochi: sparatutto, scacciapensieri, divertenti, immorali. 
 
Sono solo alcuni aggettivi che attribuiamo a uno dei passatempi più diffusi da quando è stato inventato il computer.
C’è qualcosa che però raramente riconosciamo alla videoludica: la capacità di far riflettere. Basterebbe semplicemente informarsi un po’ di più per capire che il settore non conta tra le sue fila solo Battlefield e Call of duty. Qualcuno ha deciso di sfruttare la branca (normalmente dedicata a nerd incalliti) per qualcosa di più profondo che giocare a farsi la guerra. Per esempio combattere l’usura o sventare un’imminente tragedia. Oppure capire le conseguenze di una gestione scorretta del proprio potere.
 
This is the police, del bielorusso Weappy Studio, è un adventure strategico. Simula gli ultimi sei mesi di carriera di Jack Boyd, capo della polizia di Freeburg. Scopo del gioco è assumere il ruolo del commissario, ritrovandosi a combattere contro la malavita, prendere in fretta decisioni, soppesare costi e benefici. Occhio anche a giostrarsi fra domande di giornalisti e pressioni del sindaco. Al di là delle gustose chicche, il videogioco finanziato su Kickstarter invita a riflettere sul ruolo tutt’altro che banale delle forze dell’ordine.
 
Progetto Ustica risulta invece commovente nei suoi intenti. Un’intuizione tutta italiana, che vuole farci rivivere la tragedia del volo DC9 Itavia. L’aereo venne  infatti abbattuto nel 1980 durante un’operazione militare, in circostanze ancora misteriose.  Ivan Venturi della IV Productions, assieme all’associazione dei parenti vittime della strage, vuole rievocare quei drammatici momenti.  L’utente verrà trasportato tramite Oculus Rift, visore virtuale, nella cabina passeggeri del velivolo. Dopo l’esplosione il punto di vista del giocatore si bloccherà per qualche minuto, come se fosse realmente stordito dall’impatto. Successivamente si potranno seguire le indagini personalmente: rinvenire oggetti, leggere documenti, cercare testimonianze, arrivando a fornire il proprio punto di vista sull’accaduto. 
 
Un mezzo nuovo e potente di studiare la storia insomma. Non è un caso che si voglia diffondere il progetto nelle scuole. La campagna di finanziamento verrà lanciata a metà dicembre su Eppela, piattaforma per il crowdfunding.
 
Tell me who I am ha invece l’obiettivo di sensibilizzare l’utente al tema dei profughi.  Artematica, la software house produttrice, ci catapulta a gestire un campo d’accoglienza. Il videogioco alterna sequenze ludiche a testimonianze reali, puntando al coinvolgimento totale. Verrà commercializzato nel 2016.
 
Non sempre è sbagliato concedersi un po’ di tempo per immergersi nella realtà virtuale. Potremmo uscirne migliori e con una maggior coscienza sociale.
 
 
E questo come potremmo considerarlo? Guarda il video!
 
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