Esperimenti social: perché parlare è ancora la forma di comunicazione più efficace

L’altra sera, dopo cena, mi sono accomodata sul terrazzo in cerca di un po’ di sollievo dall’afa. A parte la solita comitiva di alcolisti poco anonimi che sostano cronicamente nella piazzetta e che indisturbati assumono ettolitri di pessimo Tavernello e si intrattengono con pulzelle prezzolate, la vita in questo quartiere di Roma Nord scorre abbastanza tranquilla. Ah, qualche mese fa c’è stata una rapina all’ufficio postale, ma nessuno ne ha parlato e quindi è come se non fosse successo niente. Ormai, in tutta la città, i rivenditori di alcolici a basso costo mascherati da fruttivendoli spuntano come  funghi,  e così anche al piano terra del mio condominio ho lo spaccio di birra aperto h24.  Comunque, dopo avervi descritto il contesto, arrivo al punto. Come ogni sera, sotto casa si forma un nutrito capannello di ragazzini in cerca di un po’ di alcol a poco prezzo e fin qui nessun problema, sino a che il biondino del gruppo abbandona la sua bottiglietta di Peroni davanti al mio cancello. Avendolo colto in flagrante, non ho potuto fare a meno di esternargli il mio disprezzo per questo atto di inciviltà gratuito:

“Bravo str###o, portatela a casa”!

Evidentemente infastidito, il pischello monta sulla sua  city car e parte in accelerata, ma dopo pochi metri, eccolo che accosta e parcheggia. Scende dall’auto, raccoglie la bottiglia e la getta nel cassonetto. Gli urlo un sentito Grazie dal balcone e, soddisfatta della riuscita del mio intervento da moralizzatrice, vado a dormire. Avrei potuto fare finta di niente, osservare inerme l’infelice gesto del ragazzino e scatenare su Facebook l'invettiva sulla maleducazione dei giovani d’oggi, avrei potuto incentrare quest’articolo sull’assenza di speranza per le nuove generazioni…e invece…è bastato parlare al diretto interessato per ottenere un risultato!

Vale

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