Diventare swapper? Perchè no!

I bimbi crescono , le mamme imbiancano…e il guardaroba dei pargoli deve essere continuamente rinnovato.  Che fare con gli abiti acquistati adesso e che tra qualche mese non potranno più indossare? Esiste lo swapping, letteralmente scambio,  baratto. La pratica, partita dalla Grande Mela, è in gran voga in Italia già da un paio d’anni e associazioni come Armadio verde consentono di non abbandonare tutine e magliette a far la muffa nei cassetti.  

L’idea nasce nel 2011  da  Eleonora Dellera  e David Erba, due genitori che, di fronte all’accumulo di vestiti praticamente nuovi,  hanno pensato di ovviare a questo spreco. Chi non può permettersi abiti di marca spesso tende a rinunciare alla qualità e acquista capi di brand più economici. L’associazione green ha trovato una soluzione: un club di mamme che   fa compravendita in modo originale e economico. Come?  Lo shopping si fa direttamente da casa, così si inquina meno e  si ricicla di più. E soprattutto non si spende nulla.

Quali sono i criteri dello swapping? I genitori si iscrivono al sito ufficiale e spediscono roba che i figli non utilizzano più. Una volta ricevuti i vestiti , Armadio verde analizza la qualità dei capi. La merce ha valore  in stelline, non in denaro, e più se ne accumulano più potrai barattare! Si paga solo l’iscrizione  on line , cinque euro per utente.

 Attualmente l’associazione  può contare su  ben oltre 2000 vestiti  al mese, tra il 2014 e il 2015 si sono attivati 25.000 scambi e l’azienda include oggi circa 1500 mamme swapper, tra i venticinque e i quarantacinque anni. Photo libro Ansa 2014 la considera una delle miglior start up nel campo, infatti sta per essere   capitalizzata da Starter, importante acceleratore d’impresa. C’è in ballo anche un progetto di internazionalizzazione, che permette di consegnare e ritirare buste di vestitini anche a mamme residenti all’estero. L’iniziativa è in fase di test e si continuano a raccogliere dati  per capire meglio le preferenze delle clienti e creare network a misura europea.

I vestiti che, per qualche difetto, non superano il controllo qualità vengono donati. Armadio verde sostiene infatti  AuBi, organizzazione non governativa attiva in tutto il mondo, che  combatte l’abbandono minorile con adozione, affido e sostegno a distanza.

 Carlo Moro, uno dei fondatori  della società, afferma: «maggiori saranno le mamme, ma anche i papà, che si iscriveranno a  Armadio verde, maggiore  sarà l'opportunità per ciascuno di loro di soddisfare le proprie esigenze e necessità  e, cosa più importante, vedere la spesa sostenuta riprendere un concreto valore di scambio».

Irene Caltabiano 

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